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è una associazione autonoma e democratica di cittadini nella loro qualità di consumatori ed utenti con particolare riguardo a quelli svantaggiati sul piano economico e sociale....

....l'associazione ha come scopo esclusivo la tutela di fondamentali diritti quali: la legalitàdel mercato,la tutela della salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei servizi, il diritto ad una informazione corretta e adeguata , la lealtà e la chiarezza della pubblicità, l'erogazione di servizi di interesse pubblico secondo standard di qualità e di efficienza, la difesa degli interessi economici e patrimoniali, ....

 

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Relazione
11/11/1111
SICUREZZA ALIMENTARE
 

Nel giudicare molto interessante e stimolante la relazione di Felice Mazza, ritengo che ogni considerazione sulle questioni relative alla sicurezza alimentare deve partire da questa certezza. E cioè che parallelamente ad uno sviluppo rilevantissimo delle produzioni alimentari, anche a causa di nuove e molteplici capacità tecnico-scientifiche, si è sviluppato, soprattutto negli ultimi anni, un forte interesse tra i cittadini per la propria salute, per la propria integrità fisica e naturalmente anche per la stessa qualità degli alimenti prodotti. L'alimentazione, assume quindi sempre di più un aspetto rilevante dello sviluppo sociale e culturale e coinvolge tutti i cittadini al di là delle differenziazioni di ceto economico e sociale. Questa problematica inoltre diviene oggetto sempre più di interesse nell'ambito del sistema di comunicazione ed informazione di massa anche in relazione purtroppo, ai fatti che si sono verificati in maniera ricorrente ed eclatante quali quelli relativamente al vino al metanolo, ai polli alla diossina sino alla tragedia ancora incombente della Bse.
Questi avvenimenti e questo nuovo e più attento atteggiamento del cittadino, pongono in maniera prioritaria ed urgente la necessità di una serie di interventi politici, legislativi ed organizzativi perché si giunga a ridefinire un quadro sistematico atto a ricostruire un rapporto positivo e fiducioso con il mondo dei consumatori, duramente provato e scosso dagli avvenimenti ricordati. Naturalmente gli interventi da adottare non potranno, ne dovranno, limitarsi a quelli relativi ai singoli Paesi, anche se necessari e rilevanti, ma si dovrà tendere a soluzioni omogenee o quantomeno di larga convergenza a livello Europeo. E ciò per una serie di ragioni che spaziano dagli aspetti legati alla qualità della vita nel contesto di un mercato sempre più continentale e per le priorità che questo deve esprimere in tema di integrità fisica delle persone quale diritto fondamentale dei cittadini e quale elemento essenziale di coesione sociale tra i popoli della comunità.
Se questa deve essere la direzione di marcia, è quantomeno necessario avere la consapevolezza degli errori e delle mancanze che si sono commesse nel passato e quindi realizzare le correzioni necessarie perché si attui una politica di riconversione e di sviluppo con caratteristiche nuove per tutto il comparto dell'intera filiera agro-alimentare.
Si deve, noi crediamo, abbandonare definitivamente il principio dello sviluppo basato sulla quantità realizzata attraverso modelli essenzialmente produttivistici delle produzioni agro-alimentari, e non perché pregiudizialmente contrari ad obiettivi di produttività in un settore fondamentale per la riproduzione umana e che sconta purtroppo inaccettabili differenziali nella realtà planetaria. Quello che è da evitare è il parossismo con cui si vuole ricercare quell'obiettivo, che oggettivamente tende quasi sempre a prevaricare regole e comportamenti corretti causando, come nel passato, distorsioni e gravi ricadute negative che purtroppo ancora oggi dobbiamo registrare.
L'obiettivo da perseguire quindi è quello di modificare radicalmente gli orientamenti e gli indirizzi produttivi del sistema, anche attraverso incentivazioni specifiche, che facciano della nostra agricoltura nel senso più lato del termine, un settore produttivo evoluto, integrato e maturo che deve prestare sempre maggiore attenzione alle ricadute sull'ambiente circostante sia naturale che sociale, alla conversione e valorizzazione del territorio, alle risorse idriche ed alle specie vegetali ed animali. In buona sostanza, un'agricoltura che faccia della multifunzionalità l'obiettivo fondamentale da realizzare, ed in cui quantità e qualità diventino sostantivi contestuali e comunque sempre rispettosi e totalmente subalterni al requisito essenziale dell'igiene e della sicurezza delle produzioni.
Da sempre queste sono le priorità evocate dalle Associazioni dei Consumatori, le quali hanno più sottolineato le lacune della legislazione europea, l'insufficiente ruolo di repressione dei trattamenti illegali su piante ed animali, nonché le inadeguate azioni di vigilanza e controllo sulle pratiche di allevamento e di produzione ago-alimentare.
È in relazione a ciò che come associazioni abbiamo apprezzato la stesura e le metodologie di approccio, relativamente al libro bianco sulla sicurezza alimentare, laddove soprattutto si è deciso di rivedere, aggiornare ed unificare normative attinenti il settore, nonché di istituire una autonoma ed indipendente autorità alimentare con compiti, che condividiamo, di valutazione e di comunicazione dei rischi lasciando la responsabilità della gestione degli stessi, alle istituzioni.
Vorremmo però essere più espliciti. Innanzitutto ribadendo l'assoluta autonomia ed indipendenza ed inoltre che l'Autorità non deve essere un mero organismo di promozione. Per noi consumatori è essenziale che vi sia una unica voce assai qualificata sulle valutazioni del rischio, per non essere preda ogni giorno di teorie più disparate espresse da un ricercatore o l'altro. Sarà così più semplice di fronte a calamità che possono verificarsi adottare decisioni rapide e comuni per tutta la comunità.
Ma oltre al giudizio positivo su queste è opportuno dar vita anche nei singoli Stati, laddove non costituita, un'identica Autorità con responsabilità Nazionale, che svolga un importante ruolo di interfaccia con quella europea ed assuma un ruolo di eccellenza nella valutazione e comunicazione dei rischi, coinvolgendo al massimo livello qualitativo e quantitativo le varie realtà scientifiche ed accademiche presenti ed operanti nei singoli Paesi. Inoltre riteniamo di poter affermare con convinzione di causa e con motivazione esclusivamente di carattere produttivo, scientifico, culturale e storico che il territorio di Parma che si è sempre caratterizzato per le sue produzioni alimentari debba essere il luogo di istituzione ed insediamento della futura Autorità Europea anche se recenti voci tenderebbero ad screditare purtroppo un'altra località.
La Commissione inoltre ha presentato cinque proposte di regolamenti attuativi per l'igiene alimentare, per quella di origine animale, per norme di polizia sanitaria e dei controlli ufficiali.
Su tutta questa materia abbiamo espresso un giudizio positivo poiché i regolamenti proposti oltre a sostituire quelli preesistenti ed obsoleti, vanno nella direzione di interventi di carattere trasversale, che oltre a specificità di comparto, superano vecchie logiche settoriali che non hanno più senso alla luce della grande articolazione dei sistemi agricoli ed alimentari Europei.
Anche in Italia è più che mai necessario che si giunga ad una profonda modificazione e semplificazione degli intervento legislativi, amministrativi ecc… che evitino duplicazioni e sovrapposizioni, e definiscano un coordinamento nazionale della strumentazione necessaria al superamento di logiche che portano solo a comportamenti inefficaci, quando addirittura a contrapposizioni negative di interi apparati dello Stato.
Basti qui esemplificare il ruolo fondamentale della ricerca scientifica in questo processo di riconversione e di razionalizzazione degli interventi. Oggi questa sconta una separatezza istituzionale che non favorisce l'integrazione necessaria e coerente con quegli obiettivi:
da una parte infatti sta l'aspetto che definiamo per semplicità medico-sanitario, riferibile principalmente al Ministero della Sanità, al quale spetta la ricerca e il controllo tossicologico ed epidemiologico; mentre altre competenze analoghe stanno nel sistema universitario o addirittura in istituzioni e fondazioni private. La ricerca agricola in senso proprio, e cioè più direttamente legata alla produzione sta nel sistema connesso al Ministero dell'Agrocoltura, oltre che, di nuovo, nella parte “agricola” dell'università e del CNR. Un obiettivo politicamente rilevante come la riconversione del sistema di produzione agricolo sconta quindi la mancanza di un forte coordinamento istituzionale, con integrazione di competenze e obiettivi tra soggetti oggi fisicamente separati dalla propria missione specifica. Questo vuol dire sedi di indirizzo e decisione comuni, intreccio dei progetti e della loro gestione, risorse mirate da spendere in modo coordinato e razionale.
Abbiamo sin qui anche se sommariamente detto dei compiti delle istituzioni e dei governi, di quello che si dovrebbe fare e di quello che si è fatto in termini di vigilanza, controllo e regolamentazione. Vorremmo ora affrontare alcune questioni di fondo che tendono a sottolineare il ruolo dei produttori e quello dei consumatori pur nelle loro distinte responsabilità.
I produttori lo vogliono ribadire con nettezza devono mantenere tutte le responsabilità oggettive in tema di sicurezza sull'intera filiera agro-alimentare. Sta infatti al produttore, nell'osservanza delle regole e delle norme codificate igienico-sanitarie, decidere il più efficace ed efficiente sistema produttivo. Compito dei produttori, anche in relazione alle disposizioni comunitarie è quello di definire la tracciabilità delle produzioni per dare visibilità ed informazioni sulla intera filiera produttiva. Ma si deve fare di più. Dobbiamo arrivare alla determinazione che il principio di responsabilità oggettiva assume un valore più ampio e significativo. E cioè non come semplice deterrente per azioni contro, quando si siano verificati incidenti, ma come sforzo e consapevolezza del produttore che qualità e sicurezza sono, per se stessi, parametri fondamentali per il raggiungimento degli obiettivi dell'impresa. Quindi si valorizzi al massimo la tracciailità non come strumento atto alla repressione ma come utile strumento per il mercato , di ricerca ed informazione.
È tutto evidente, tuttavia che una tale impostazione richiede comunque un percorso coinvolgente e convergente con le Associazioni dei Consumatori anche per una migliore e più trasparente opera di certificazione, da parte di terzi, delle produzioni alimentari. Peraltro aggiungiamo che non agevolano i patti che si possono e si vorrebbero sottoscrivere tra i vari soggetti coinvolti, il mantenimento di leggi che depenalizzano i reti alimentari. Infatti compito di chi vuole operare bene sul mercato con qualità e trasparenza è quello di non permettere che vi siano agevolazioni per possibili furbizie che creano concorrenze sleali con danno per tutti i soggetti. Quindi tracciabilità e certificazione devono rappresentare strumenti efficaci per sviluppare un commercio trasparente e nuove relazioni proficue ed importanti tra produttori e consumatori.
Vorrei ora affrontare tre ulteriori questioni che oggi sono all'ordine del giorno sia per la drammaticità e sia per la complessità politica sociale e culturale che queste pongono.

BSE
Non è retorico definire questa questione la più grave che abbia attraversato la comunità in tutti i tempi nel campo dell'alimentazione. Le ricadute pesantissime incidono fortemente sugli allevatori, sulla distribuzione e sui consumatori. Questi ultimi, anche per il lavoro che svolgiamo quotidianamente e per le conoscenze che abbiamo, sono confusi, sbandati con minori opportunità di scelte nel campo alimentare, con costi crescenti degli alimenti alternativi ed ovviamente cosa più grave con pericoli per la propria integrità personale. E forse, senza esagerazione, la loro sfiducia è un sentimento che sfiora l'irreversibilità dei loro comportamenti. Ritengo perciò che al di là di messaggi e di comunicazioni tranquillizzanti che lasciano il tempo che trovano e che purtroppo dobbiamo ancora ascoltare anche da persone che ricoprono importanti incarichi istituzionali, il Paese Italia e l'Europa intera debba giungere alla conclusione di uno sforzo radicale per un rapido superamento del problema.
Questa soluzione dovrebbe prevedere:
- l'anagrafe completa dei bovini; è tutto inaccettabile che ancora oggi questa non sia stata completata rendendo possibile ogni sorta di interscambio scorretto tra i singoli animali;
- estensione dei test anche per bovini al di sopra dei 24 mesi;
- etichettatura completa dell'intero ciclo anticipata al 2001;
- penalizzazione dei reati per utilizzo delle farine animali; oltre che il controllo delle farine in tutti gli allevamenti;
- accelerazione dello smaltimento di tutto il bestiame sopra i 30 mesi che potrà dopo il test assolutamente obbligatorio (anche per conoscenza scientifica) subire sorti diverse: dal mercato interno allo stoccaggio, all'incenerimento, al mercato internazionale.

OGM
La problematica relativa ai prodotti geneticamente modificati per alimentazione può essere affrontata da diversi aspetti e punti di vista. Da una difesa intransigente delle proprie produzioni agricole alla difesa e conservazione dei gusti e dei sapori, ai valori etici legati al dissenso sulle manipolazioni genetiche ed a posizioni più “politiche” quali ruolo delle multinazionali che possono creare una nuova “dominanza” in un settore fondamentale quale quello dell'alimentazione umana. Affrontare quindi, la questione organismi geneticamente modificati con queste motivazioni, il più delle volte giustificabili ed anche condivisibili, è un modo comunque parziale, poiché sono giudizi che non corrispondono alla totalità dei soggetti coinvolti. E così facendo si fa scendere il confronto a dispute ideologiche che non farebbero fare un passo in vanti sul cammino della difesa, questa sì intransigente, dei cittadini-consumatori.
Vi è comunque da sottolineare e riconoscere che quelle motivazioni “parziali” pongono seri problemi che dovrebbero essere affrontati con ben altro respiro ed approfondimento nel dibattito politico, economico e culturale.
Bisogna invece, come noi crediamo, partire da una questione di fondo e che riguarda la totalità della cittadinanza: l'integrità della persona e l'informazione sono valori e diritti irrinunciabili.
Quindi, più che le parole ai cittadini servono conoscenze reali e certificate. Altrimenti, il rischio di una disputa tutta ideologica sulle biotecnologie alimentari diventa reale.
Allora la domanda a cui bisogna dare risposta è: esistono indagini e ricerche sull'impatto che le produzioni transgeniche hanno sulla popolazione e sull'ambiente? Esistono sperimentazioni su cavie di laboratorio che siano state alimentate nel tempo con questi prodotti? Se sì, bene e si informi quindi l'opinione pubblica sulla nocività o meno di queste produzioni evitando i toni accesi e le polemiche sterili. Altrimenti si faccia quello che avrebbe dovuto essere stato fatto precedentemente, ampliando compiti ruoli della ricerca scientifica dotandola e rafforzandola di risorse necessarie all'utilizzo di nuovi e sofisticati metodi di indagine per acquisire le necessarie conoscenze.
Questo è il vero nodo da risolvere che soddisfa per intero il principio di precauzione che va interamente salvaguardando ancor prima della giusta e corretta posizione, che oltretutto condividiamo totalmente e relativa alla definizione della tracciabilità del percorso degli organismi geneticamente modificati dalla coltura al consumo, dall'etichettatura che ne segnali la presenza nonché della responsabilità civile dei produttori. Con tutto ciò vogliamo sostenere la priorità di un principio etico che forse si sta perdendo o che si è perso. È sempre preferibile conoscere a priori gli effetti di un prodotto sulla salute umana che possedere, anche senza necessaria ed importante la conoscenza tramite etichetta della causa che li produce, come avviene oggi per il tabacco. Infatti su questioni di così rilevante importanza vi è da definire non solo il principio del consumo consapevole ma anche quello involontariamente inconsapevole per evitare così che disattenzione e superficialità possano, in presenza di nocività conclamate causare soprattutto alle giovani generazioni grandi fruitori di prodotti che potrebbero essere modificati geneticamente, ricadute assai pericolose e negative riscontrabili in un futuro prossimo.

LA RICERCA SCIENTIFICA
Queste vicende peraltro assai legate all'emergenza alimentare ed in agricoltura hanno portato alla luce un dibattito che si muove tra polarità concettualmente sbagliate. Da una parte infatti il più che giusto principio di precauzione può far sconfinare l'opinione pubblica in atteggiamenti negativi con espressioni di cultura pregiudizialmente antiscientifica; dall'altra parte viene rivendicato in astratto un diritto alla libertà, dando per scontato un assioma sconfitto dalla storia da lungo tempo, e cioè la presunta neutralità della ricerca rispetto ai fini, producendo un pregiudizio opposto e cioè che la ricerca sia intrinsecamente buona, perché si identifica con l'idea di progresso.
In una società globalizzata, dotata di potere economici sopranazionali, e a maggior ragione per materie che coinvolgono direttamente la vita dei cittadini, l'unico criterio utilizzabile per definire la frontiera della ricerca è quello dell'accettabilità sociale dei suoi fini e delle sue conseguenze con tutto ciò che comporta in termini di percorsi, sedi e strutture istituzionali deputate a costruire e a definire tali accettabilità.
Ecco noi crediamo che il ruolo fondamentale della ricerca debba essere quello della rassicurazione per i cittadini, scacciando quello negativo del metodo della tranquillizzazione che di per sé non ha nulla di scientifico, bensì sempre e comunque di obbedienza e subalternità ad interessi che sono sempre di parte. Noi come consumatori siamo e saremo, sulla delicatissima questione della sicurezza alimentare, pur con tutte le nostre diffidenze, manchevolezze, sempre e comunque a servizio dell'intera collettività.

 
 
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