è una associazione autonoma e democratica di cittadini nella loro qualità di consumatori ed utenti con particolare riguardo a quelli svantaggiati sul piano economico e sociale....
....l'associazione ha come scopo esclusivo la tutela di fondamentali diritti quali: la legalitàdel mercato,la tutela della salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei servizi, il diritto ad una informazione corretta e adeguata , la lealtà e la chiarezza della pubblicità, l'erogazione di servizi di interesse pubblico secondo standard di qualità e di efficienza, la difesa degli interessi economici e patrimoniali, ....
QUALCHE RIFLESSIONE SU RAPPRESENTANZA E RAPPRESENTATIVITÀ
Questa ricerca commissionata da Consumer Forum su una tematica così complessa e delicata, relativa alla rappresentanza e rappresentatività dell'associazionismo consumerista, da la possibilità non solo di esprimere qualche riflessione attorno a tali questioni ma anche quella di fornire qualche suggerimento che speriamo utile alla discussione e al dibattito. Infatti, non si può né si deve minimamente avere la pretesa che su questioni così delicate, ritenere di avere la verità in tasca. Ma d'altra parte, crediamo sia utile ed opportuno, non solo affrontare una tale tematica nell'attuale situazione, ma pervenire possibilmente anche a qualche soluzione condivisa per far sì che il movimento consumerista, le associazioni stesse e tutto ciò che si muove su questa nuova frontiera dei diritti, riceva un ulteriore e positivo impulso. Le riflessioni che ci accingiamo a fare attengono a questioni che riguardano un soggetto sociale emergente nel mercato, che con tutti i limiti in cui si può contraddistinguere è diventato, e può maggiormente diventare, un soggetto interferente con la stessa evoluzione politica, economica, sociale e culturale della nostra società. Crediamo, inoltre, che su questa tematica, si debba riflettere in maniera più approfondita, per poter meglio comprendere l'itinerario storico dell'associazionismo consumerista, i ritardi con cui si sta affermando nel nostro Paese e, le varie cause che hanno influito sulla nascita, sulla crescita e sull'insediamento sociale di tali soggetti. Oggi ne accenniamo a qualcuna di queste cause ma il dibattito e l'approfondimento dovrà continuare. Molto schematicamente, crediamo sia possibile sostenere, senza deviare molto dalla realtà dei fatti che una delle concause che ne hanno ritardato, nel nostro Paese, a differenza di quelli anglosassoni, la crescita e lo sviluppo sia stata la particolare presenza di grandi soggetti politici e sociali, quali i grandi partiti, le grandi organizzazioni sindacali, che solo oggettivamente, non soggettivamente, hanno avuto la pretesa di rappresentare tutta la complessità derivante dalle contraddizioni della società moderna, e dove le esigenze ed i bisogni erano sempre visti da loro, in gran parte o nella maggioranza dei casi, nella dimensione collettiva e dove quando afferenti alla sfera individuale venivano collocati ai margini dell'azione, delle iniziative e del necessario sostegno. E' solo a partire dagli ultimi anni che la società, sotto la spinta del prorompente processo di globalizzazione, si modifica profondamente diventando sempre più articolata e complessa e sposta, e di molto, l'asse della dialettica e della pratica politica all'interno della stessa società. Un asse che non si esaurisce più attraverso il tradizionale conflitto sociale nel contrasto di interessi legato a gruppi o a classi, e che viene oltretutto arricchito da una ricerca, spesso spasmodica quand'anche conflittuale, di perseguire obiettivi di migliore qualità della vita in ogni contesto ed in tutti i rapporti economici, sociali, civili e culturali. Inizia a prendere forma insomma quella che felicemente viene definito un caos creativo, una società civile fatta di nuovi soggetti sociali, molto articolati e specifici , e di nuovi interessi che ricercano l'acquisizione di nuovi diritti o di nuovi modelli di cittadinanza, non solo in termini quantitativi nell'ampliamento dei diritti individuali e collettivi, ma che ne viene ricercata contestualmente e con pervicacia anche la qualità. Questa tematica diventa perciò sempre più centrale nella fase evolutiva di tutte le società contemporanee progredite economicamente investendo naturalmente anche il nostro Paese. Questo nuovo sentire e questo rivendicare esigenze nuove, che sono figlie della crescente complessità della vita sociale, deriva anche da una comunicazione ed una informazione sempre più capillare ed estesa e porta in evidenza tutti i diritti legati alla relazione tra soggetti diversi: tra singoli e singoli – tra singoli e istituzioni – tra singoli e amministrazioni. E sia quelli legati al versante delle varie soggettività, quali i diritti legati alla persona, quali quelli della salute e delle ricadute sulla propria integrità nell'utilizzo delle nuove tecnologie, quelli relativi all'accesso all'amministrazione della giustizia, nonché quelli delicatissimi afferenti la sfera bioetica o della privacy. Ma tale evoluzione sociale concede sempre più spazio alla possibilità di dar luogo forma e vita a nuovi soggetti organizzati che sanno interferire positivamente su tutte queste nuove tematiche con una capacità di risposta, sia sul terreno delle grandi scelte sia su quelle della soluzione anche se può sembrare banale, ma banale non è, del problema posto dal singolo cittadino che denuncia un diritto individuale calpestato. Caratteristica nuova è dunque quella della complementarietà, della ambivalenza rispetto ai problemi ed alle questioni in essere. Si tratta quindi di svolgere ruoli e funzioni ambiziosi, avendo inoltre piena consapevolezza che la difesa dei diritti dei cittadini passa anche attraverso l'intervento su tutti i processi generali e quelli che sono condizionati dalla globalizzazione in atto. Si pensi infatti a tutte le ricadute che si possono avere in negativo a causa di processi non controllati né regolati in tema di commercio internazionale, di come si realizza la costruzione della Comunità Europea e a tutti gli aspetti regolamentativi, di come si realizza la competizione in interi settori vitali per lo sviluppo e per la qualità dei servizi, quali quelli delle telecomunicazioni, dell'energia, del credito etc etc. Ma per svolgere una tale funzione di interferenza positiva sulle grandi questioni, diventa essenziale il grado della rappresentanza e della rappresentatività. È solo dopo questa acquisizione che l'associazionismo diventa reale “autorità” di controllo, di verifica e di rivendicazione su tutte le questioni. E qui sorgono i veri problemi, per certi versi, ancora irrisolti. Infatti in questo campo associativo non è il cittadino che fa le scelte o ideologiche o di ideali legati al tipo di società, al tipo di mercato o al tipo di welfare che si vorrebbe determinare od avere. Non scatta su questo versante il meccanismo già conosciuto, oggi peraltro in crisi, dell'aggregazione pratica o per delega attraverso i meccanismi tipici della auto organizzazione o della democrazia rappresentativa. Non vi è neanche, sempre in questo contesto, il cittadino che si riconosce in settori sociali particolari, ben settorializzati e specificati, vuoi perché in stretto collegamento con la propria professione o vuoi per il proprio luogo di lavoro, che ancora oggi possiedono forti capacità attrattive e di aggregazione per la difesa di interessi reali e corposi. Qui siamo in presenza del cittadino che individualmente od insieme ad altri si riconosce in un problema temporaneamente dato ed il più delle volte contingente. Insomma dobbiamo affermare, in buona sostanza, che è l'occasione, il problema, il particolare momento, “l'incidente” che riesce ad aggregare, e quindi a determinare attraverso la propria persona, la propria delega, la rappresentatività all'associazione. È questa la vera questione, che ritengo, di difficilissima soluzione attorno al grado di rappresentatività. Ma se questo è sicuramente un aspetto debole del rapporto cittadino-associazione, vi è di converso un aspetto forte e per così dire determinante in questo stesso rapporto. Infatti la molteplicità delle problematiche, le ricadute che la società complessa ha nei confronti dei consumatori, che sono numerosissime, annullano nei fatti gli intervalli di tempo che scadenzano un problema da un altro. Non vi è perciò soluzione di continuità in tutti gli interventi, siano essi marginali o rilevanti, siano di carattere individuale o collettivo, che devono essere compiuti dalle associazioni facendo acquisire a queste nuovi fenomenali gradi di rappresentanza , cose ben diverse dalla rappresentatività, amplificati attraverso i mezzi di comunicazione di massa, nell'ambito sia della società sia rispetto alle istituzioni in senso lato. Queste sono le motivazioni, anche qui succintamente tracciate, del perché le associazioni vivano una condizione che possiamo definire di “quasi schizofrenia”, poiché la loro caratteristica dominante è possedere un grado di scarsissima rappresentatività contemporaneamente ad una grande rappresentanza degli interessi. E ciò pone un problema ancora irrisolto, che dovrà essere necessariamente superato per allargare ed implementare, come vorremmo a tutti gli effetti, una fondamentale strumentazione democratica la più articolata e vasta possibile nell'ambito della nostra società. Infatti, dobbiamo escludere che lo scarto tra rappresentanza e rappresentatività diventi una anomalia di carattere strutturale, essa va superata con politiche o di insediamento sociale tramite sforzi incessanti di autorganizzazione estesi sul territorio in maniera capillare al fine di definire un reale e concreto associazionismo, oppure attraverso un processo di validazione democratica con strumenti che permettano una espressione diretta, chiara e trasparente della delega da parte della cittadinanza intera. Abbiamo già detto anche se in maniera succinta, attorno alle questioni pratiche e teoriche che stanno alla base del difficilissimo processo di affiliazione, che comunque deve essere un obbiettivo che va mantenuto e rafforzato con l'apertura di sportelli sul territorio ed anche “on line” che sappiano realizzare un contatto diretto con i cittadini,per ricercare attraverso questa strumentazione organizzativa la soluzione anche se parziale del problema che abbiamo di fronte. Ma quello che vorremmo in questo contesto anche se sommessamente suggerire, è che si dovrebbe nello stesso tempo definire una metodologia che porti ad un processo di validazione della rappresentanza attraverso una esplicita volontà di voto del cittadino, sia in merito all'operato riconosciuto e sia sulla delega diretta ad operare da parte delle associazioni. Questa nuova metodologia potrebbe essere realizzata attraverso uno schema (insisto solo come schema) quale quello relativo al cosiddetto finanziamento dell'8 per mille, oggi utilizzato per il sostentamento delle organizzazioni religiose. Comprendiamo tuttavia che una soluzione come questa si scontrerebbe con molti ostacoli anche di natura giuridica e parlamentare che ne complicherebbero la realizzazione. Ma è prendendo in prestito questo schema, che si possono ricercare soluzioni interessanti della questione data; attraverso ad esempio l'utilizzo delle comunicazioni tariffarie (le cosiddette bollette) dei grandi servizi che giungono a tutte le famiglie; oppure utilizzando i centri e le unità postali presenti ovunque nel nostro Paese, quali luoghi ove poter svolgere questa opera di validazione attraverso una modulistica a ciò appositamente dedicata. È necessario comunque affermare una cosa con grande chiarezza: qualsiasi sia lo schema proposto, si rispetti l'assoluta volontarietà del cittadino. Simili soluzioni inoltre non rispondono solo a questioni delicatissime “di chi rappresenta chi”, ma sono soluzioni che possono affrontare e risolvere positivamente un altro delicato problema, quale quello relativo alle risorse e quindi alla funzionalità delle associazioni nonchè della loro autonomia, che sappiamo essere due rilevanti questioni strettamente intrecciate e che si condizionano reciprocamente. È necessario ribadire infatti che per poter svolgere un ruolo funzionale nello schema del gioco democratico, l'associazione consumeristica deve essere completamente autonoma da ogni soggetto sia istituzionale, sia politico sia economico. L'autonomia deve diventare sempre più un concetto pregnante, al riparo delle interferenze e deve essere riempito solo dai contenuti e dalla regolazione della propria missione. Ancor di più in una fase in cui , a causa di una concezione radicale e sbagliata che ancora oggi è dominante nell' attuale sistema maggioritario, si registrano segnali involutivi derivanti da una logica invasiva in cui il sistema politico tenderebbe ad occupare tutti gli spazi disponibili. Ci troviamo quindi in un momento particolarmente difficile in cui, anziché sostenere i valori della società civile si tende a processi di colonizzazione che la mettono seriamente a repentaglio. Bisogna perciò ribadire che il tema dell'autonomia sociale deve essere assunto come regola fondamentale e che tutti i soggetti portatori di istanze, di esigenze e di bisogni possano praticare ruoli e funzioni in tutto lo spazio intermedio tra le due polarità dello stato e del mercato o per poter quindi organizzare secondo una propria linea di condotta obiettivi di regolazione del mercato, di superamento delle asimmetrie informative, di coesione sociale e di qualità dello sviluppo. Quindi per una associazione, la “contaminazione” deve essere solo con la cittadinanza e con il suo concreto supporto. Ciò non toglie che nell'avanzamento dei compiti, nei ruoli e nelle funzioni dell'associazione vi stia tutta una progettualità a favore dei cittadini, sia autogestita che cogestita con altri soggetti istituzionali. Ma è nella prima metodologia che può essere approvato il sostegno alla funzionalità dell'associazione, allorché le risorse per tale progettualità siano di provenienza da istituzioni pubbliche (quali decisioni parlamentari o multe Antitrust) come peraltro sembra muoversi positivamente l'attuale CNCU e con grande merito l'attuale delegata alla Presidenza. Mentre, sempre a nostro avviso, sono da evitare i finanziamenti diretti di una singola azienda alla progettualità associativa, che è questione che potrebbe trovare peraltro una soluzione trasparente e chiara nel coinvolgimento del complesso delle associazioni d'impresa o professionali che come sappiamo sono portatrici di conoscenze e competenze importanti. Abbiamo affrontato anche se in misura ancora approssimativa e bisognosa di un serio approfondimento, alcune questioni teoriche e pratiche dell'associazionismo in una fase delicata ma di sicura prospettiva. Anche se in maniera sommaria la definizione che ci sembrerebbe più appropriata alla nostra prospettiva è che vi sia un passaggio a compiti più estesi di quelli più propriamente consumeristici come si sono sempre storicamente intesi. Ampliare la gamma dei diritti, come ad esempio dal consumo di un prodotto all'ambiente e al territorio, dal canone RAI alle questioni della comunicazione e dell'informazione e quindi del pluralismo e della democrazia, dalle clausole vessatorie al diritto di accesso alla giustizia impongono una riflessione attorno ad un tema toccato ultimamente ed anche strumentalmente per la verità, dal rapporto associazione – partiti politici- elezioni parlamentari. Anche su questa questione, una considerazione molto semplice. Noi riteniamo che sia incompatibile, anzi portatore di conflitto di interessi, il voler trasformare il soggetto sociale del sistema consumerista in un soggetto politico-istituzionale. Quest'ultimo, il soggetto politico, ha compiti più ampi ed anche diversi, non limitati alle ricadute positive o negative sui cittadini di scelte e di decisioni prese da altri; bensì di progettazione, di programma, di gestione della cosa pubblica, assumendosene tutte le responsabilità. Noi vogliamo mantenere e sviluppare un ruolo di controllo libero ed autonomo, per verificare che le cose si facciano bene e per rispondere ai bisogni dei cittadini su tutti i versanti e su tutte le questioni, senza assumere responsabilità di gestione che spettano ad altri, che del loro operato ne rispondono, subendo critiche o apprezzamenti a seconda dei risultati . In buona sostanza l'associazione consumerista o di difesa dei diritti deve rimanere una forza della società civile, di controllo e di regolazione. Certo vi è libertà per i dirigenti del settore come tutti i cittadini della società di concorrere, solo ed esclusivamente in un coinvolgimento individuale nelle varie competizioni elettorali, per portare qualora richiesti i valori di cui sono portatori, ma null'altro, per non realizzare diversamente uno stravolgimento della stessa missione che si vuole invece con grande fatica rendere più efficiente ed efficace.