è una associazione autonoma e democratica di cittadini nella loro qualità di consumatori ed utenti con particolare riguardo a quelli svantaggiati sul piano economico e sociale....
....l'associazione ha come scopo esclusivo la tutela di fondamentali diritti quali: la legalitàdel mercato,la tutela della salute, la sicurezza e la qualità dei prodotti e dei servizi, il diritto ad una informazione corretta e adeguata , la lealtà e la chiarezza della pubblicità, l'erogazione di servizi di interesse pubblico secondo standard di qualità e di efficienza, la difesa degli interessi economici e patrimoniali, ....
L'anno appena trascorso non è stato certo positivo per i consumatori. Lo poteva e lo doveva essere considerando l'avvenimento storico costituito dall'introduzione dell'Euro, significativo passaggio di un processo unitario che, si auspica, coinvolga sempre di più l'Europa sia sul versante economico sia su quello sociale. Purtroppo un intreccio di comportamenti esecrabili da parte degli operatori economici indotti dall'arrivo dell'euro ai quali si è aggiunta l'insipienza del governo incapace di avviare, fra l'altro, una politica tariffaria che permetta di raggiungere il tasso d'inflazione per il 2003 da lui stesso pianificato, con l'ultimo Documento di programmazione, all'1,4%, obiettivo, questo, considerato irrealistico dalla maggioranza degli esperti. Nel 2002 gli aumenti di prezzi e tariffe hanno comportato per ciascuna famiglia un aggravio di costo di ben 1.500 euro. Ora, ai primi di gennaio, con assoluta puntualità come ogni anno, scattano nuovi aumenti, dal gas, all'energia elettrica, alle assicurazioni, ai servizi bancari e postali, alla nettezza urbana e ai pedaggi autostradali. Tutto questo si ripercuote sui già magri bilanci famigliari con un aggravio ulteriore di 300 euro. L'inflazione italiana mostra ormai da diverso tempo un livello prossimo al 3%. Nel 2000 la crescita dei prezzi rispetto all'anno precedente è stata pari al 2,6% contro il 2,8% del 2002. All'origine di questa crescita incomprimibile del caro vita vi sono diverse cause che si sommano fra loro. In primo luogo occorre ricordare la mancanza di una seria politica per rendere efficienti i servizi di pubblica utilità come, per esempio, il settore elettrico, che registra tariffe fra le più alte d'Europa. Anche i servizi locali con la maggioranza della proprietà, in molti casi, ancora affidata ai comuni, costituiscono un elemento inflativo. Ma è sul piano sociale che l'inflazione mostra i maggiori effetti negativi. Dietro il dato medio dell'aumento dei prezzi si celano aumenti superiori per i beni essenziali e di prima necessità che incidono maggiormente sui redditi più bassi. Ricordiamo infatti che l'inflazione dei prodotti alimentari si aggira intorno al 4%. Questo fatto pone un problema di ammodernamento della filiera ortofrutticola incrementando la quota di prodotti da immettere direttamente sul mercato. È questo un caso emblematico in cui le politiche di aumento dell'efficienza possono comportare elementi di tutela sociale delle fasce a più basso reddito. Altri settori fortemente sensibili all'inflazione sono quelli che godono di posizioni di rendita a causa di uno squilibrio del potere di mercato a sfavore del consumatore. In questa categoria rientrano sicuramente il settore assicurativo con l'RC auto e quello bancario. Non c'è dubbio che in questi due settori si avverte l'esigenza di interventi di riforma che il governo attualmente in carica non riesce a esprimere. Ricordiamo che nel 2002 le assicurazioni sugli autoveicoli sono aumentati in media del 9,6% e quelli bancari del 5,9% (dati ISTAT). In conclusione, la lotta al caro prezzi richiede interventi di largo respiro che intacchino inefficienze e parassitismi insiti nel nostro sistema economico. Federconsumatori, insieme alle altre associazioni dell'Intesa, è in prima linea nella richiesta di politiche economiche che non facciano pagare ai cittadini gli squilibri di mercato di cui l'inflazione è uno dei principali indicatori