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Relazione
12/1/2004
CRISI DELLA SITUAZIONE ECONOMICA DEL NOSTRO PAESE E NECESSITÀ DI RIFORMA
 
 Continua ad essere pessima la situazione economica e sociale del nostro Paese e lo è dopo due anni in cui vi è stata una caduta del potere di acquisto delle famiglie molto elevata, pari in media a circa 3.000 euro e che si è tradotta in una rilevante caduta dei consumi ed un conseguente peggioramento delle condizioni di vita delle famiglie.
A tutt' oggi non registriamo alcuna inversione di tendenza.
Di fatto, dai primi dati relativi alle tariffe, le famiglie subiranno una ulteriore raffica di aumenti, dall'elettricità alla nettezza urbana, dalle tariffe autostradali alle poste, dal canone TV ai servizi bancari, aumenti che possiamo quantificare in 170euro all'anno a famiglia, continuando così a ottenere il privilegio di avere le più alte tariffe europee.
Se poi si raffrontano questi aumenti delle tariffe con i redditi da pensione, il giudizio che ne traiamo è decisamente sconfortante.
Infatti a fronte di una pensione media di 7.852 euro annui, l'aumento delle tariffe inciderà per il 2% contro quello che dovrebbe essere l'aumento di rivalutazione delle pensioni stesse per il 2004 (+2,5%) e ciò senza tener conto di quanto potrà succedere per i prezzi, soprattutto quelli relativi ai beni di largo consumo, dei carburanti, degli affitti , dei servizi sanitari, ed altro ancora.
Siamo insomma in una situazione drammatica, addirittura sconvolgente per le famiglie meno abbienti, soprattutto quelle che si collocano intorno alla soglia di povertà.
Ma un'altra questione si sta delineando per la prima volta nel nostro Paese e che sta assumendo connotazioni ancora più gravi di quanto si poteva supporre: il potere di acquisto delle famiglie è stato eroso dall'attuale situazione economica e finanziaria in modo tale che la stessa piccola e media borghesia non dispone di redditi sufficienti per soddisfare i propri bisogni di acquisto. Stiamo perciò assistendo ad un impoverimento generale del Paese che non solo perde in competitività in Europa e nel contesto internazionale ma che, addirittura, trascina nella povertà fasce della popolazione sempre più ampie.
Una tale situazione dovrebbe preoccupare tutti, non solo per le ricadute economiche e sociali, ma anche per i nuovi comportamenti che ciò produce .
Infatti, il processo di depauperamento delle capacità di acquisto delle famiglie comporta, inevitabilmente, che queste si orientino verso acquisti caratterizzati da una certa indifferenza rispetto alla qualità dei prodotti, invertendo un andamento che si stava consolidando negli ultimi anni: quello per cui si era disposti a spendere qualche lira, oggi qualche cent, in più per un prodotto qualitativamente migliore.
Il consolidamento di un tale atteggiamento porterà , riteniamo, a ricadute negative nell'ambito di una linea produttiva del nostro Paese che, nell'ambito della competizione internazionale, deve privilegiare la leva della qualità delle produzioni anziché quella dei costi.
In buona sostanza il Paese necessita di una profonda revisione delle politiche economiche adottate sino a questo momento e caratterizzate da improvvisazione e pressappochismo. Lo dimostra, per esempio, il largo uso di “finanza creativa” fatto da questo Governo (condoni, cartolarizzazioni e quant'altro). Occorre cambiare in maniera decisiva le politiche perseguite fin qui, modernizzando i settori decisivi per la competitività della nostra economia, come i grandi servizi di pubblica utilità che, non solo, incidono sul potere di acquisto delle famiglie, ma, allo stesso tempo, costituiscono fattori di costo per le imprese. Pensiamo per esempio al settore elettrico, a quello dei trasporti e alla distribuzione commerciale che in molti suoi comparti (è il caso dell'orto frutta), contiene sia aspetti di inefficienza sia elementi speculativi. Tutto ciò deve servire a ridare fiducia alle famiglie, per riportare i consumi verso un nuovo sentiero di crescita.
 
 
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