Volkswagen - Cosa fare

02/10/2015


Nell’ottobre del 2015 la Federconsumatori ha presentato presso diverse procure della Repubblica, degli esposti per denunciare la condotta scorretta della casa automobilistica e chiedere le opportune verifiche per tutelare gli interessi ed i diritti degli automobilisti a cui erano state vendute delle vetture difformi da quanto dichiarato al momento dell’acquisto.

La Procura di Verona, città dove ha sede Volkswagen Italia Group, importatore unico che commercializza i marchi che fanno riferimento al colosso tedesco (Seat, Skoda, Audi), a seguito di tale denuncia, ha avviato un’indagine.

Quest’ultima è finalizzata ad accertare se i vertici italiani fossero o meno a conoscenza dell’esistenza del software «incriminato», ovvero quello responsabile dell’alterazione dei valori relativi alle emissioni.

Dapprima il consulente incaricato dal PM era giunto alla conclusione che parte delle autovetture sottoposte a test di laboratorio (e in particolare quella con cilindrata 1.2 e 1.6) presentavano valori delle emissioni NOx superiori a quelli previsti dalla normativa per la classe di inquinamento Euro 5.

A seguito di tale parere, il GIP ha disposto una perizia, in forma di incidente probatorio, nominando dei periti (due ingegneri del Politecnico di Torino) incaricati di effettuare gli accertamenti sulle auto della Volkswagen che montano il motore EA 189.

Nel dettaglio, sono otto i modelli sotto la lente: la Touran 1.6 e la Tiguan 2.0 tdi di Volkswagen, l’ Alhambra 2.0, Ibiza Sc 1.2 e Altea XL 1.6 di Seat, la Yeti 1.6 Tdi di Skoda, l’ A4 avant 2.0 di Audi ed il veicolo commerciale Caddy 4 1.6.

I test devono essere eseguiti in parte in laboratorio, utilizzando un banco a rulli, prima e dopo l’intervento del costruttore per misurare le emissioni, e in parte su strada.

Gli esperti dovranno:

  • verificare se i valori degli inquinanti emessi dal veicoli, sia prima sia dopo le modifiche, siano tra loro diversi e se differiscano dai dati di omologazione e a quanto indicato dalla Volkswagen all’epoca della messa in commercio;
  • riferire qualsiasi altro elemento pertinente all’ indagine e in particolare in riferimento alle differenze nelle auto esaminate.

L’ipotesi di reato è frode nell’esercizio del commercio.

I tempi tecnici per lo svolgimento delle perizie sono piuttosto lunghi: inizieranno la prima settimana di settembre ed i risultati, presumibilmente, saranno resi noti nei primi mesi del 2018.

 

Una volta effettuate le perizie, attenderemo l’eventuale ed auspicato rinvio a giudizio per i responsabili, dopodiché procederemo alla costituzione di parte civile nel processo, sia come Associazione sia, ove voi ci darete mandato, come singoli consumatori, al fine di richiedere le opportune tutele ed i dovuti risarcimenti per gli automobilisti coinvolti.

Sarà nostra cura tenere aggiornata questa sezione sugli esiti delle perizie e sugli sviluppi delle indagini.

 

 

Lettera di contestazione e messa in mora

A seguito delle falsificazioni compiute dalla casa automobilistica tedesca e delle indagini in corso nei vari Paesi, la nostra Associazione dei Consumatori consiglia, innanzitutto, ai possessori delle autovetture diesel Euro5 interessate dalla questione, di inviare una lettera di contestazione e messa in mora alla sede italiana e al concessionario (con copia conoscenza all’Associazione dei consumatori a cui volete fare riferimento), chiedendo l’immediata sistemazione dell'autovettura e il  risarcimento dei danni per il diminuito valore della stessa, oltre al danno morale derivante dal reato di frode in commercio/truffa, da pratiche commerciali scorrette e violazione dell’obbligo di correttezza e trasparenza nei rapporti con la clientela; ciò in attesa che si chiariscano le iniziative che intraprenderà la Magistratura, il Ministero dei Trasporti e gli altri Enti europei.

Il modello della lettera è disponibile in fondo a questa pagina

 

Azioni legali

Nel frattempo la nostra Associazione sta valutando, con la propria Consulta Giuridica, le azioni da intraprendere a livello collettivo; data la delicatezza della vicenda, e, soprattutto, l’inadeguatezza della norma vigente in materia di class action italiana, sono opportuni approfondimenti  per evitare di incorrere in una inammissibilità della azione, con tutte le conseguenze negative del caso. 
Riportiamo di seguito i modelli interessati. Si tratta di modelli ancora omologati Euro 5, quindi in data precedente al primo ottobre di quest’anno, dei marchi Volkswagen, Seat, Skoda e Audi, tutti equipaggiati con il TDI EA 189. I modelli che nel corso degli anni sono stati equipaggiati con questo motore sono: per quanto riguarda il marchio Volkswagen troviamo Maggiolino, Sharan, Touran, Golf VI (2008-2012), Passat VII (2010 - 2014) e Tiguan (2007-2015). Seat invece equipaggiava con l’EA 189 Leon, Altea e Alhambra, mentre Skoda lo montava su Yeti, Octavia e Superb. Coinvolta però anche Audi con i modelli A3, A4, A5, A6, TT, Q3 e Q5. Tutti coloro che sono in possesso di un’auto del Gruppo Volkswagen equipaggiata con il TDI EA 189 Euro 5 verrà al più presto contattato dalla concessionaria di riferimento per un’opera di richiamo. A quel punto la centralina “truccata” verrà aggiornata e ripulita dal software incriminato. Naturalmente i clienti non dovranno sostenere alcuna spesa per la sistemazione dell’autovettura, che sarà totalmente a carico della casa madre. Si raccomanda di evitare di firmare liberatorie in favore della società, che potrebbero precludere eventuali richieste ulteriori, soprattutto di risarcimento dei danni. 
 Ma la questione ovviamente non finisce qui. Siamo a disposizione per ogni chiarimento e assistenza in tutti gli sportelli dell’Associazione.

 




Allegati

  lettera VW 2017 .doc
  lettera VW 2017 leasing .doc


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