OSSERVAZIONI SU CREDITO AL CONSUMO E RESPONSABILITÀ SUSSIDIARIA DEL FINANZIATORE

01/10/2003


Di Manuela Colella Antonio Ruda

Negli ultimi venti anni si è sempre più diffuso il fenomeno degli acquisti con pagamento differito nel tempo. Si è stimato che fra il 50 ed il 65 % dei consumatori dispone di un credito al consumo volto a finanziare l'acquisto di beni di vario genere: dagli elettrodomestici, all'arredamento a servizi vari quali corsi di lingue.
Ma cos'è il credito al consumo? Consiste in un finanziamento erogato da un intermediario (banca o finanziaria) nell'esercizio della propria attività professionale nei confronti di una persona fisica che ha agito per scopi estranei alla propria attività imprenditoriale o professionale (art. 121 T.U.B), ovverosia è un contratto di prestito finalizzato all'acquisto di un determinato bene di consumo.
Discussioni vi sono in dottrina circa la qualificazione giuridica del credito al consumo. Per l'opinione dominante è da considerarsi un mutuo di scopo, dato che l'erogazione della somma avviene esclusivamente in vista dell'acquisizione di un determinato bene realizzando così un collegamento fra in due contratti.
Diverse sono le tipologie di contratto con le quali si accede al credito al consumo. Vi è il credito revolving, o apertura di credito in conto corrente a uso rotativo, con il quale l'ente finanziatore mette a disposizione del cliente una somma di denaro (rimborsata con pagamenti rateali) da utilizzare per acquisti presso punti di vendita convenzionati, somma spesso spendibile con il ricorso ad apposita carta di credito. Vi è poi la vendita rateale, finanziamento in cui è predefinito il numero e l'ammontare delle rate ed il tasso di interesse dell'operazione, oggigiorno di uso sempre più limitato in quanto i venditori preferiscono incassare subito l'intera somma mediante l'intervento di una finanziaria. Di sempre maggior uso è il prestito finalizzato con cui il finanziamento viene erogato in vista dell'acquisto di determinati beni e servizi. Diffusa è in tal caso la pratica per la quale l'intera somma viene corrisposta dall'ente finanziatore direttamente al venditore, per le finanziarie tale operazione è ritenuta vantaggiosa per il consumatore in quanto realizza una economicità negoziale con la concentrazione delle due operazioni, il finanziamento e la compravendita, di fatto però comporta un maggior rischio per quest'ultimo. Difatti, in caso di inadempimento del venditore o di suo fallimento, il consumatore sarà comunque obbligato verso l'ente finanziatore per la restituzione di un prestito ottenuto per l'acquisizione di un bene mai avuto o per un servizio di cui non ha mai goduto. Il rischio di inadempimento o fallimento del venditore non ricade invece sul finanziatore che da par suo, tende ad escludere la propria responsabilità per tali evenienze richiamandosi alla diversità ed indipendenza dei due negozi, quello di finanziamento e quello di compravendita.


Dal punto di vista normativo l'articolo 125 del Testo Unico delle leggi in materia bancaria e creditizia disciplina la responsabilità sussidiaria del finanziatore disponendo nel 4° comma che: nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il consumatore che abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore. In base a tale disposizione la responsabilità del finanziatore è subordinata all'esistenza di un rapporto di esclusiva con il fornitore. Nella pratica però i fornitori di beni e servizi instaurano per le operazioni di finanziamento finalizzato rapporti di collaborazione con più di una finanziaria, il che comporta l'impossibilità di applicare la norma. Tuttavia, la giurisprudenza ricorrendo alla disciplina dei principi generali in materia contrattuale ha interpretato la fattispecie del credito al consumo in modo tale che sia possibile affermare la responsabilità del finanziatore prescindendo dal rapporto di esclusiva.


Nel far ciò ha fatto ricorso al collegamento negoziale o funzionale, che ricorre quando due o più negozi diversi e distinti sono legati fra di loro nella finalità per cui, le vicende dell'uno si ripercuotono sull'altro condizionandone la validità e gli effetti. E' necessario quindi che ricorrano due elementi, uno oggettivo dato dal perseguimento di un risultato economico unitario, e l'altro soggettivo costituito dall'intento comune pratico delle parti di volere non solo l'effetto tipico dei singoli negozi, ma anche una finalità complessiva.

Per quanto concerne l'operazione di credito al consumo, essendo un finanziamento finalizzato alla realizzazione di uno specifico contratto di compravendita, non solo ricorre il collegamento negoziale, ma esso impone al finanziatore di concorrere al conseguimento dello scopo previsto. Il che comporta, come affermato dalla giurisprudenza, che l'esclusione della responsabilità del finanziatore determinando squilibri fra le parti presenti profili di vessatorietà. Si considerano vessatorie, ai sensi dell'art. 1469 bis 1° comma c.c., le clausole contrattuali che determinano a carico del consumatore un significativo squilibrio dei diritti e degli obblighi derivanti dal contratto. Inoltre, come dispone l'art. 1469 ter, la vessatorietà di una clausola è valutata tenendo conto anche della natura del bene o servizio oggetto del contratto, delle circostanze esistenti al momento della sua conclusione, delle altre clausole del medesimo contratto e delle clausole di altro contratto collegato. In base al richiamo al collegamento negoziale, e quindi agli obblighi del finanziatore fra cui il dovere di accertarsi dell'avvenuta consegna del bene, sono da considerarsi vessatorie le clausole, usualmente presenti nei contratti di prestito finalizzato, con cui il finanziatore non assume alcuna responsabilità in merito all'operato del rivenditore convenzionato richiamando la distinzione fra i due negozi e l'assenza del rapporto di esclusiva di cui all'art. 125 4° comma T.U.B.


In sintesi si può dire che sul credito al consumo si confrontano due posizioni. Quella dei consumatori che, investiti in maniera del tutto impropria del rischio di impresa del fornitore di beni e servizi, vedono nel collegamento negoziale fra credito e acquisizione del bene l'unica tutela rispetto alla mancata consegna del bene o fornitura del servizio, e le società finanziarie, che hanno interesse a mantenere distinti i due contratti. Non c'è dubbio che nella legislazione attuale (vedi l'art. 125 4° comma T.U.B.) la situazione è decisamente squilibrata a favore delle finanziarie. Occorre quindi riflettere, su una iniziativa della Associazioni dei consumatori, e della Federconsumatori in primo luogo, per avanzare proposte, anche legislative, per superare questo svantaggio a danno dei consumatori.

Segue analisi sulle variazioni mensili del credito al consumo

 


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