GOVERNO: ENNESIMA 'REGALIA' ALLE BANCHE LA RIVALUTAZIONE DELLE QUOTE   DI BANKITALIA,CHE NON DIVENTA ‘PUBLIC COMPANY’ COME INGANNEVOLMENTE AFFERMATO DAL MINISTRO SACCOMANNI. A MENO CHE IL MINISTRO DELL’ECONOMIA NON PREVEDA LA QUOTAZIONE IN BORSA DI BANKITALIA.

28/11/2013


Nel commentare l’ennesima regalia che il Governo Letta sta concedendo alle banche, come i regali fiscali sulla deducibilità delle perdite, stimate in 19,4 miliardi di euro dal 2015 al 2022, ossia 2,4 miliardi di euro l’anno (eccetto  per il 2014, dove le banche pagheranno maggiori tasse per 2,3 miliardi); le garanzie sulle obbligazioni tossiche appioppate dalle banche allo Stato per un valore di 160 miliardi di euro; la pubblica malleva sulla Cassa Depositi e Prestiti per consentire alle banche di pagare fior di dividendi alle Fondazioni bancarie; la rivalutazione delle quote di Banca d’Italia come gentile omaggio principalmente ad Intesa San Paolo ed Unicredit, il ministro dell’Economia Saccomanni ha affermato  che: “Bankitalia diventa così una public company”.

    Adusbef e Federconsumatori, ritenendo che il dr. Saccomanni sia consapevole del significato di una public company, stanno meditando di denunciare ministro dell’Economia all’Antitrust per pubblicità ingannevole, essendo la public company  un modello d'impresa a proprietà diffusa (o frazionata) tipico della realtà anglo-americana, che sta ad indicare le aziendequotate in borsa, che consentono la vendita al pubblico dei loro titoli mobiliari (azioniobbligazioni, ecc.).

   Ricordiamo al ministro, qualora non lo sappia, che la public company, solitamente di grandi dimensioni, ha una struttura polverizzata, nel senso che sono presenti tanti proprietari, ma nessuno di essi ha azioni sufficienti a governare l’impresa: in questo modello si realizza la separazione tra proprietà e governo, poiché non sono i proprietari, a causa del loro elevato numero, a gestire l’impresa.

      La public company, termine che sta ad indicare la partecipazione pubblica dei risparmiatori, non delle solite combriccole di potere legate a filo doppio con la Banca d’Italia ed i banchieri, è dunque per sua natura un’impresa manageriale, in cui si realizza una delega a dei professionisti che devono gestire l’impresa, i cosiddetti "manager", che non sono i proprietari, ma i dirigenti dell’impresa stessa.

    A meno che il ministro Saccomanni (ma non pare sia scritto nella norma approvata ieri dal Consiglio dei Ministri), non intenda quotare in borsa la Banca d’Italia, che in tutti gli ordinamenti resta saldamente in mano pubblica per evitare di perdere autonomia ed autorevolezza, il ministro Saccomanni dovrebbe rettificare una clamorosa ed ingannevole gaffe sullapublic company.



Federconsumatori

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