Alimentazione: bene l’obbligo di indicazione di origine per pasta e riso, renderlo permanente dopo il periodo di sperimentazione. Le dichiarazioni di Martina sul Ceta sono un’interpretazione distorta della realtà.   

21/07/2017


I decreti che stabiliscono l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di provenienza della materia prima anche per pasta e riso li attendevamo da tempo: dopo anni di battaglie, finalmente qualcosa si sta muovendo sulla questione dell’indicazione di origine per i prodotti alimentari. Si tratta di un importantissimo passo avanti per la tutela dei cittadini, in linea con le nostre richieste su tracciabilità e trasparenza, e naturalmente è necessario che dopo il previsto periodo di sperimentazione di due anni la normativa diventi permanente.

“Da tempo Federconsumatori si batte per la tracciabilità dei prodotti e perché venga riportato in etichetta il maggior numero possibile di informazioni, poiché i cittadini hanno diritto a scegliere consapevolmente cosa acquistare e cosa mangiare” – dichiara Emilio Viafora, Presidente di Federconsumatori Nazionale.

I consumatori informati sono consumatori consapevoli e soprattutto sono meno vulnerabili al rischio di truffe e raggiri. Sapere da dove provengono e cosa contengono i beni che acquistiamo è un nostro diritto inviolabile, soprattutto se si tratta di prodotti alimentari.

A questo proposito giudichiamo a dir poco fantasiose le dichiarazioni del Ministro Maurizio Martina relativamente al CETA: definire il Trattato con il Canada come un rafforzamento della tutela della produzione agroalimentare italiana è una distorsione della realtà, un’interpretazione alterata della vera natura dell’Accordo. 



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