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MUTUI SUBPRIME: LA BCE NON SI OSTINI AD AUMENTARE IL TASSO DI SCONTO, CIO' COMPORTEREBBE UN ULTERIORE AGGRAVAMENTO DEL POTERE D'ACQUISTO SINO A 315 EURO L'ANNO.
Adusbef e Federconsumatori ritengono siano ancora estremamente sottovalutate le ricadute e le implicazioni che lo shock finanziario legato ai mutui Subprime americani produrrà nel nostro paese. Forse questa sottovalutazione è legata, erroneamente, alla parziale ripresa delle borse a livello internazionale.
“Noi continuiamo a ritenere” – sostengono Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – “che le ricadute dirette ed indirette di tale disastro provocheranno effetti molto negativi sul potere d'acquisto delle famiglie, in una fase in cui questo potere non brilla certamente”.
Infatti ai problemi di liquidità delle imprese, alla caduta dei titoli azionari e dei fondi di investimento, alla diminuzione dei consumi, che influiranno sicuramente sul Prodotto Interno Lordo con una probabile frenata di circa lo 0,2%, si accompagnerà, nel caso in cui non si intervenga sul tasso di sconto a livello europeo, un ulteriore aggravamento della situazione di 3 milioni e 200 mila famiglie che hanno contratto mutui variabili, con un'ulteriore caduta del loro potere d'acquisto.
In buona sostanza, ecco le ricadute.
Minore PIL dello 0,2%, pari a 3,2 miliardi di euro che costerà 150 euro annui a famiglia.
Perdite per chi è stato coinvolto in operazioni di vendita di prodotti azionari per i più svariati interessi, legati a bisogni immediati ed a paure di ulteriori perdite, che avranno ricadute negative di circa 140 euro.
A ciò si aggiungerebbe, qualora la BCE decidesse pervicacemente e colpevolmente di aumentare il tasso di sconto di 25 punti come si lascia intendere, un'ulteriore perdita di 160 euro all'anno per 3 milioni e 200 mila famiglie, con un'incidenza statisticamente rapportata al complessivo numero delle famiglie di ulteriori 25 euro.
Il totale quindi delle perdite delle famiglie italiane sarebbe pari a 315 euro l'anno.
Ecco perché riteniamo che il nostro Governo si faccia interprete di queste esigenze e privilegi sviluppo e difesa dei redditi dei cittadini, chiedendo esplicitamente alla BCE non solo di non aumentare il tasso di sconto, ma di ridurlo, così come richiesto da paesi come la Francia e così come già deciso dalle Banche Centrali americana e giapponese.
Non vorremmo che la testardaggine con cui si vuole operare, ritenendosi in maniera arrogante sempre nel giusto, sia non solo la più lontana dagli interessi dei cittadini, ma addirittura portatrice di danni alle economie della Comunità in generale.