Comunicazione sociale e
formazione sulla Contraffazione e Pirateria
Il primo seminario di formazione in Italia promosso dalla Federconsumatori
di Eleonora Rizzuto
La Federconsumatori ha realizzato un seminario formativo e di divulgazione sul tema della Contraffazione e Pirateria nell’ambito delle attività da svolgere per il progetto omonimo cofinanziato dal Ministero delle Attività Produttive.
Il progetto, articolandosi nelle fasi della formazione e della divulgazione, ha realizzato con il seminario il duplice scopo della formazione del personale Federconsumatori proveniente dalle diverse regioni italiane e della creazione, unica al momento, di un osservatorio ove far confluire le diverse realtà operative legate alla lotta contro la contraffazione.
Abbiamo voluto dare al seminario un taglio trasversale con lo scopo di ottimizzare l’analisi del fenomeno che risulta complesso e che per sua natura interessa diversi settori del mondo istituzionale, produttivo, associazionistico e dottrinale. La Federconsumatori quindi si pone quale capofila concettuale sul tema, al fine di alimentare la cooperazione e le possibili sinergie con tutti gli enti coinvolti attraverso specifici contributi informativi, di raccolta dati e notizie. Il sito della Federconsumatori www.contraffazioni.org si colloca in tal senso. Accrescere consapevolezza e informazione affinché il consumatore comprenda che scegliere un capo contraffatto determina conseguenze catastrofiche indirette oltre che dirette.
Relatori del seminario sono stati, in ordine di intervento, Leonardo Di Franco (insegna diritto industriale - università di Pavia e Monaco di Baviera) che attraverso l’analisi dell’attuale quadro normativo italiano ed europeo giunge alla conclusione che le sole sanzioni penali non esauriscano le diverse manovre correttive del fenomeno. In particolare il c.d. "Decreto Urbani" d.l. 72/2004 rappresenta oggi la normativa antipirateria più severa d’Europa in campo audiovisivo, ma andrebbe accompagnata da azioni sinergiche.
Silvio Paschi, Segretario Generale INDICAM (Istituto di Centro marca per la lotta alla contraffazione) riprende in parte quanto già detto da Di Franco confermando la tesi che fenomeni come la contraffazione e la pirateria non si combattono solo con la repressione ed invita le imprese ad investire di più in azioni correttive del fenomeno.
Il Capitano Adriano D’Elia illustra il ruolo della Guardia di Finanza nella ricerca, prevenzione e repressione sottolineando sia l’impennata del numero degli arresti effettuati durante il 2003 che l’evoluzione che, anche in questo campo, si è registrata nell’utilizzo della forza lavoro: si è passati infatti dagli extracomunitari ad una distribuzione dei beni contraffatti negli esercizi commerciali leciti accanto ai beni "legali".
Norina Vieri, Presidente nazionale FISMED (Federazione italiana strumenti musicali elettronici dischi) pone l’accento sui prezzi di vendita gestiti monopolisticamente dai produttori e sulla composizione del prezzo dei CD influenzati anche dall’IVA pesantemente applicata (20%) contrariamente a quanto avviene sui libri (4%).
Anna Bartolini, in qualità di docente di "Tutela del Consumatore e Diritto dell’Informazione", prende spunto da una recente tesi di laurea sulla Contraffazione nel settore moda, per evidenziare l’aspetto del martellamento della pubblicità sui potenziali acquirenti di beni griffati inducendo l’acquisto dei beni contraffatti perché più economici. Invita alla creazione di cultura intorno al concetto che l’acquisto di un Marchio di lusso contraffatto significa anche l’acquisto dei rischi in termini di sicurezza e qualità. Occorre investire in campagne di informazione e cita il seminario organizzato dalla Federconsumatori come l’evento tipo cui ispirarsi in futuro.
La rappresentante del Ministero delle Attività Produttive, Maria Rosaria Mauro, illustrando la proposta del governo italiano in seno europeo sul made-in, sottolinea come il fenomeno della contraffazione riguardi oggi non più soltanto i beni di lusso ma anche beni comuni come i farmaci. La tutela dei marchi e dei prodotti italiani dalla contraffazione asiatica, che rappresenta il 70% della contraffazione mondiale, può realizzarsi attraverso l’obbligo dell’indicazione del paese di fabbricazione su tutte le merci importate nell’UE come già si fa negli USA.
Carlo Alberto Pratesi (insegna Marketing - Università Roma3) si sofferma in particolare sull’approccio comunemente ac-cettato di copiaggio: comincia già a scuola ed è tollerato. Occorre invece modificare tale approccio di benevolenza nei confronti del fenomeno prima ancora di varare leggi o azioni repressive.
Oreste Baioni, Segretario nazionale CNA-Federmoda (Confederazione nazio-nale artigianato e della piccola e media impresa) conferma come anche l’informazione scorretta rappresenti una forma di frode parlando di una vera e propria responsabilità etica nei confronti dei consumatori. Se con I prodotti contraffatti spesso si chiude un occhio, sui prodotti etichettati in modo fasullo se ne chiudono due.
Cinzia Bricca, direttore ufficio centrale Antifrode (Agenzia delle Dogane) illustra le attività tipiche dell’Agenzia delle Dogane facendo emergere l’aumento registrato del numero dei controlli effettuati contrariamente a quanto polemizzato dal corrispondente Ufficio francese che ha accusato l’Italia di inerzia e scarsa affidabilità.
Conclude i lavori Rosario Trefiletti Presidente della Federconsumatori rinnovando l’invito ad intervenire sull’intera filiera per ciò che riguarda il consumo consapevole di beni contraffatti, attraverso pubblicità sociali e per quel che concerne invece il consumo inconsapevole ad intervenire, verificare e controllare i beni immessi sul mercato dai propri affiliati. Trefiletti sottolinea, inoltre, l’impatto socio-economico della contraffazione che riguarda la qualita’ del consumo, la pratica scorretta e sleale di fare commercio e la sicurezza dei consumatori.
Ne è scaturito un dibattito vivace ed articolato che in ultima analisi ha confermato il bisogno estremo di sinergia che combatta il fenomeno sia sul piano della legalità che su quello economico della diminuzione dei prezzi dei prodotti c.d. "legali" chiedendo allo Stato di intervenire affinché, ad esempio, riduca, al pari della Spagna, l’IVA dal 20 al 4% sui CD musicali e alle imprese affinché effettuino un monitoraggio attento sulle spese pubblicitarie che inevitabilmente vengono trasferite sui prezzi di vendita finali, così come alle autorità preposte alla prevenzione per attivare controlli più efficaci anche nelle catene di distribuzione c.d. "legali".