Italia:
SOS Energia elettrica
Alessandro Ortis: carenze di copertura sono state all’origine dei distacchi "a rotazione" della scorsa estate, e del blackout del 28 settembre 2003.
• Roberto Lamura
L’autorità per l’energia e il gas vigila in tema di concentrazione di forze monopoliste nel nostro paese. Ma alla luce di una liberalizzazione non ancora completata, il da fare è ancora tanto.
In questo numero Robin ha incontrato Alessandro Ortis, presidente dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas. Al centro dell’intervista la capacità di approvvigionamento energetico del paese, concorrenza e mercato elettrico e ovviamente i controlli sulle tariffe. Il quadro è preoccupante. La costruzione di nuove centrali, approvate già dal 2002, saranno a regime, e solo in parte, non prima del 2006. i costi dell’energia elettrica per gli utenti sono ancora alti, nonostante i provvedimenti presi (borsa elettrica, tariffe multiorarie ecc.). E i risultati sono di là da venire Una cosa è certa: in assenza di un mercato "veramente libero" dell’energia a farne le spese sono sempre i consumatori.
Presidente, esiste un’emergenza energetica nel nostro paese?
Non esiste un’emergenza energetica nel senso di una sistematica difficoltà a soddisfare le esigenze di approvvigionamento. Vi sono stati episodi, anche gravi, di carenza ma questi sono riconducibili a fatti e responsabilità specifici. L’Autorità per l’energia ha già in corso due istruttorie, a cui seguiranno decisioni, in tempi brevi, a proposito delle carenze di copertura, che sono state all’origine dei distacchi "a rotazione" della scorsa estate, e del blackout del 28 settembre 2003.
Esiste invece, da molti anni, un problema di fondo che riguarda le difficoltà di potenziamento e di rinnovo del parco delle centrali elettriche, ed anche delle reti di interconnessione interne e con l’estero. Queste difficoltà hanno portato ad una riduzione dei margini di riserva, che comunque sono ancora presenti, ed a ritardi nella riduzione dei costi di generazione dell’energia elettrica. Per il futuro esistono già approvazioni governative per nuove centrali (dal 2002 risultano approvati progetti per 14.000 MW circa) e quindi dovrebbe prevedersi come conseguibile l’obiettivo, previsto dal Ministero delle attività produttive, per 10.000 MW aggiuntivi in servizio entro il 2006.
Qual’ è lo "stato di salute" della politica energetica nazionale?
L’Autorità per l’energia è un organo fondamentale nell’attuazione della politica energetica del paese, e concorre ad essa anche inviando segnalazioni al Governo e al Parlamento. Tuttavia, non spetta all’Autorità decidere tale politica. Mi limito a rilevare che negli ultimi anni sono state assunte decisioni molto importanti, con un impegno notevole per la sicurezza del sistema e verso la liberalizzazione dei mercati dell’energia elettrica e del gas, la rimozione degli ostacoli al rinnovo del parco elettrico e all’ingresso di nuovi operatori nei mercati.
A quali conseguenze andrà incontro il nostro paese sul fronte dell’approvvigionamento e dei costi dell’ energia?
Occorre rammentare che nel settore energetico, caratterizzato da impianti tecnologicamente complessi la cui predisposizione richiede parecchi anni - dall’ideazione, alla costruzione, all’entrata in servizio - i benefici sono pienamente valutabili solo in ordini temporali di alcuni anni.
Pensa che lo strumento della Borsa elettrica e l’acquisto di energia da parte dell’Acquirente Unico possano aiutare a contenere i costi delle bollette delle famiglie?
I principali ostacoli al rinnovo del parco di generazione elettrica ed alle nuove importazioni, e perciò alla diminuzione dei costi di produzione, sono principalmente di natura economica e finanziaria. Con l’avvio del mercato elettrico si sta concretizzando un nuovo riferimento per gli operatori economici e finanziari, a sostegno dei finanziamenti per nuovi impianti e per nuove iniziative. A medio termine, ciò dovrebbe consentire una riduzione dei costi, e per questa via delle bollette. E’ importante però ricordare che non sarà la borsa elettrica di per se stessa a far scendere le bollette ma un mercato elettrico efficiente che fornisce agli operatori i corretti segnali di prezzo. In un contesto come quello italiano ancora caratterizzato da un operatore dominante è rilevante anche la vigilanza sul potere di mercato. L’Autorità per l’energia ha predisposto meccanismi di controllo di tale potere ed insieme all’Autorità Antitrust vigilerà affinché questo non sia usato a danno degli utenti.
La futura entrata in vigore delle tariffe multiorarie, oltre alle abitudini, come modificheranno le bollette degli utenti?
Le tariffe multiorarie spingono gli utenti ad adattare i consumi all’andamento dei costi: se i consumi si spostano, almeno in parte, dalle ore di punta verso quelle notturne e festive si riduce la necessità di ricorrere agli impianti più costosi, quindi si riducono i costi di approvvigionamento di tutto il sistema.
Occorre pure considerare che con la liberalizzazione - dal 2007 riguarderà anche le famiglie - la possibilità di pagare meno l’energia elettrica dipenderà in misura crescente dalle soluzioni competitive di marketing offerte dai venditori, e dalla capacità degli utenti di individuare le soluzioni meno costose. Cominciare fin d’ora a considerare i possibili benefici di soluzioni tariffarie alternative è molto utile. L’Autorità continuerà comunque a garantire la disponibilità di tariffe regolamentate ed a favorire lo sviluppo dell’offerta concorrenziale, fino al pieno sviluppo del mercato al dettaglio.
La Federconsumatori ha denunciato di recente la posizione monopolista dell’Eni e le difficoltà di liberalizzare il settore del gas. Cosa intende fare l’Autorità in questo senso?
E’ indubbio che nonostante l’incisiva politica di liberalizzazione, con la separazione e regolamentazione delle società che gestiscono le infrastrutture - reti di trasporto e distribuzione, terminali di rigassificazione e stoccaggi - vi sia ancora in Italia un notevole peso dell’operatore dominante. Questo è destinato peraltro a ridursi, con la graduale diminuzione della quota di mercato richiesta dalla legge, con le nuove iniziative di approvvigionamento e con la piena separazione ed indipendenza delle reti.
In questa fase di transizione l’Autorità vigila per il rispetto delle norme che tutelano l’accesso alla rete dei concorrenti: ad esempio, è stata aperta recentemente un’istruttoria formale per il diniego opposto ad un operatore che desiderava servirsi dell’impianto di rigassificazione di Panigaglia, l’unico attualmente operativo nel paese. Azioni analoghe sono state già portate a termine per garantire l’accesso anche alle reti di distribuzione.
Per la rete di trasporto, ossia per le "autostrade" del gas, l’Autorità ha già predisposto un insieme di regole di accesso che sono le più avanzate dell’Europa continentale, e che sono assai favorevoli allo sviluppo della concorrenza. Gli utenti maggiori hanno già potuto beneficiare di riduzioni di prezzo, e l’Autorità ha recentemente (dal 1° gennaio) trasferito buona parte di tali benefici anche alle tariffe regolamentate, che sono quelle ancora utilizzate dalla grande maggioranza dei piccoli consumatori (famiglie, commercianti, artigiani). Una parte della riduzione dei prezzi all’ingrosso è stata invece lasciata come incentivo all’ingresso di nuovi soggetti - il cui peso è comunque in rapida crescita - perché siamo consapevoli che benefici permanenti per i consumatori possono derivare solo dal consolidamento della concorrenza.
Vorrei ricordare inoltre che a questo proposito è in fase di chiusura l’indagine conoscitiva sullo stato della liberalizzazione dei settori dell’energia elettrica e il gas avviata congiuntamente con l’Autorità garante della concorrenza e del mercato nel marzo dello scorso anno. L’indagine si è resa necessaria in considerazione del fatto che il processo di liberalizzazione dei due settori non è stato ancora completato in alcuni elementi qualificanti e non ha ancora dato luogo a livelli di apertura del mercato alla concorrenza tali da consolidare gli attesi incrementi di efficienza e di riduzione degli oneri per i clienti finali.
Quali misure, secondo lei, sono necessarie per introdurre una reale concorrenza energetica nel nostro paese?
In buona misura queste potrebbero emergere a breve dalle risultanze dell’indagine congiunta di cui le dicevo. Più in generale comunque gli ultimi anni hanno visto un’autentica rivoluzione normativa e regolamentare, a cui ha fatto seguito una ristrutturazione dell’industria davvero straordinaria, e tuttora in corso. In Parlamento è in fase avanzata l’iter per un ulteriore completamento della normativa, a cui seguiranno ulteriori adempimenti regolamentari. A questo punto è opportuno completare il quadro e vigilare sulla sua attuazione, avendo presente che la stabilità normativa e regolamentare è una delle condizioni per lo sviluppo delle iniziative industriali che possono effettivamente aumentare la concorrenza.
Vorrei soltanto ricordare che il quadro regolamentare nazionale è solo una parte delle condizioni per lo sviluppo delle iniziative. Considerata la dipendenza degli approvvigionamenti nazionali dall’estero, la dimensione di riferimento per la liberalizzazione effettiva dei due mercati energetici non è solo nazionale ma soprattutto europea. Per questo l’Autorità da anni è impegnata in attività di stretta collaborazione con gli altri regolatori europei e le istituzioni comunitarie nella promozione del mercato unico europeo dell’energia. D’altro canto gli ostacoli alla concorrenza, almeno nel nostro paese, si incontrano anche a livello locale, con difficoltà che rallentano l’effettivo sviluppo o rinnovo di reti, centrali ed altri impianti. Lo sviluppo di una reale concorrenza richiede quindi un impegno a tutti i livelli: da quello locale a quello sopranazionale.