Diritto alla salute:
ricominciamo dai cittadini
La conferenza della Cgil salute: servizio sanitario per tutti
• Elio D’Orazio
La prima Conferenza nazionale della CGIL sulla salute ha avuto il grande merito di dire parole chiare sullo stato di salute dei cittadini italiani ed in particolare sullo "stato di salute" del sistema sanitario e socio-sanitario. Sulla scena si sono affacciate le grandi questioni sanitarie, nella loro dimensione planetaria: le condizioni ambientali e le regole del mercato mondiale dei farmaci - gli interessi e le speculazioni hanno ancora la meglio sul diritto delle persone alla vita ed alla salute - i morti di AIDS si contano a milioni e milioni; la SARS è sempre in agguato e l’influenza dei polli è più che una minaccia. Un assetto mondiale che produce salute deve basarsi sulla sicurezza ambientale, sulla sicurezza sul lavoro e su un sistema di equa ripartizione delle risorse di vita.Su queste basi generali si è sviluppato il lavoro della conferenza, mediante apporti di altissimo valore scientifico, culturale e politico. Il risultato è stato la messa a punto di una efficace strategia volta a ricostruire le basi di un sistema di qualità. L’importanza dell’appuntamento non è sfuggita a nessuno, ne è riprova lo sciopero dei medici al quale, per la prima volta, hanno aderito tutte le loro organizzazioni sindacali e su obiettivi che ripropongono la centralità dei cittadini nel sistema. Infatti, mentre su scala mondiale permane una situazione di gravissime inadempienze, su scala nazionale sono in corso provvedimenti che, in modo più o meno esplicito, stanno scardinando il sistema di accesso alla sanità pubblica, ovvero tutto ciò che andava nella direzione dell’universalismo del diritto alla salute.
Il "Si salvi chi può" sta ridiventando il passaparola di chi si trova nella malaugurata situazione di aver bisogno di cure ed assistenza: è ripresa la corsa frenetica alla ricerca dell’amico dell’amico del primario o dell’infermiere di questo o quel servizio.
Il cittadino è rimasto un’altra volta solo di fronte alla burocrazia sanitaria, alle chilometriche liste di attesa, alla inefficienza dei servizi, ai rischi delle cure, ai danni subiti a causa di errori più o meno colposi, alla reintroduzione dei ticket, all’aumento sfrenato dei prezzi dei farmaci ed allo spostamento in fascia C a totale pagamento di molti farmaci di largo ed indispensabile uso.
Tutto questo è dovuto al fatto che le scelte politiche di governo sono volte a rendere possibile l’assistenza sanitaria non sulla base di un diritto universale esigibile ovunque, ma sulla base delle disponibilità finanziarie dei cittadini e scaricandone l’onere pubblico sulle singole Regioni. Non più un sistema nazionale, ma, effettivamente, 21 sistemi regionali, diversi e diseguali.
Il risultato è quello di un complessivo indebolimento del sistema con conseguenze particolarmente disastrose per le Regioni ed in particolare per quelle economicamente più deboli. L’obiettivo strategico, neppure troppo mascherato, è quello di riaprire la strada alle mutue private ed alla generalizzazione del mercato assicurativo sanitario, riducendo al minimo il sistema pubblico attraverso prestazioni solo per coloro che non hanno mezzi e disponibilità per accedere alle prestazioni del mercato.
Tuttavia non sono passati invano questi ultimi decenni. La riforma sanitaria ed i successivi adeguamenti hanno contribuito a creare un sistema che, pur con tutti i suoi limiti e difetti, va difeso e perfezionato, contrastando decisamente ogni politica di restaurazione. La pratica medica si è aperta maggiormente alle esigenze dei cittadini e degli utenti, la stessa medicina ha dovuto accettare la relatività delle sue acquisizioni e tutto ciò ha contribuito a mettere in discussione la relazione paternalistica e spesso autoritaria tra medico e paziente: insomma, al centro del sistema salute, sanità, assistenza sociale, si è andato collocando sempre più l’interesse del cittadino, la sua volontà, le sue esigenze, i suoi diritti ad essere informato, a partecipare alle scelte personali e pubbliche riguardanti la salute e la sanità e l’insieme della sua organizzazione, includendo in questa anche la ospedalizzazione domiciliare come fattore di recupero di personalizzazione della cura e di contenimento della spesa ospedaliera. Di fronte alle attuali difficoltà derivanti dalla limitatezza delle risorse, dalle cattive gestioni, dai colpevoli ritardi nella programmazione, diventa sempre più fondamentale mettere in campo tutti gli strumenti di legge ancora vigenti. Primi fra questi, quelli che riguardano la partecipazione dei cittadini, delle associazioni di rappresentanza, delle organizzazioni di tutela affinché diventi determinante il loro apporto nelle fasi della programmazione, per far valere i diritti degli utenti, per dare assoluta priorità alle loro esigenze ed ai loro bisogni, per affermare una dinamica collaborazione tra medici, operatori e cittadini. Le organizzazioni di rappresentanza e tutela dei cittadini utenti hanno il compito di fare crescere la forza organizzata dei cittadini, la loro capacità di partecipare con competenza ed impegno alla programmazione, al fine di modellare il sistema sulle esigenze dei cittadini stessi, per combattere iniquità, sprechi, clientelismo, inefficienza ed inefficacia.
A questo punto si pone una questione di grandissima rilevanza: si tratta di rifondare un grande patto tra cittadini-utenti dei servizi socio-sanitari e cittadini-operatori nel sistema socio-sanitario per convergere insieme verso unico unificante obiettivo di produrre un sistema di elevata qualità.
Oggi occorre fare un passo avanti ricercando e costruendo un lavoro comune tra i sindacati e le rappresentanze dei cittadini-utenti. Si tratta di prendere atto di questa grande novità nello scenario sociale e civile: il cittadino consumatore ed utente si caratterizza in modo proprio e autonomo nella dinamica economica e sociale.
Perciò la conferenza nazionale della CGIL può segnare l’inizio di un nuovo cammino attraverso il quale si possono riprodurre situazioni analoghe a quelle che consentirono la nascita del servizio sanitario nazionale e della stessa legge di riforma dei servizi sociali e dell’ assistenza. Esse consentirono di affermare l’ universalità del diritto alla salute, ai servizi, all’ assistenza. Oggi è necessaria la stessa attenzione e mobilitazione non solo per difendere quelle conquiste, ma soprattutto per tradurle in benefici concreti per tutti.