INFLAZIONE:

UN PANIERE NON BASTA

 

Disaccordo tra inflazione e impatto sulle famiglie

• Antonio Ruda

 

 

Per comprendere l’insoddisfazione, non solo della Federconsumatori, ma anche della generalità delle associazioni dei consumatori, per le modifiche apportate al Paniere ISTAT, occorre tenere presente che se, dato un certo livello di reddito e data una certa struttura dei consumi, il Paniere serve a misurare l’inflazione non è certo utile per misurare in maniera soddisfacente l’impatto dell’aumento dei prezzi sui consumatori. Il tasso d’inflazione medio rimane una misura dell’efficienza del sistema produttivo (a una minore dinamica della produttività, per esempio, corrisponde una maggiore crescita dei prezzi) ma da solo non costituisce un indicatore dell’evoluzione del potere di acquisto di chi fa la spesa tutti i giorni. Le due cose, misura dell’inflazione e suo impatto sulle famiglie, sono sicuramente collegate ma non in maniera immediata. Questo avviene perché la composizione dei consumi risulta sensibilmente differenziata fra le diverse categorie di consumatori. L’indagine sui consumi effettuata dallo stesso Istituto di statistica ci dice, per esempio, che per una coppia di anziani la spesa in beni alimentari e quelle per l’abitazione equivalgono al 64% della spesa totale. Per una giovane coppia questa percentuale scende a circa il 40%. L’ISTAT stesso, inoltre, ammette che l’impatto dell’aumento dei prezzi sui beni di largo consumo risulta maggiore del tasso di inflazione medio.

Ecco perché è importante affiancare al paniere ISTAT attuale diversi altri panieri che riflettano la composizione dei consumi delle diverse figure di consumatore (anziani, giovani, famiglie numerose e non). Capire come l’aumento dei prezzi incide sulle diverse categorie dei consumatori serve ad aggiustare il tiro non solo delle politiche economiche, ma anche degli interventi sociali a favore delle categorie più vulnerabili rispetto all’inflazione. Non bisogna dimenticare che l’inflazione incide sia sulla capacità di acquisto del consumatore sia sulla distribuzione del reddito fra le diverse figure sociali.

Aldilà delle proposte per migliorare la misurazione dell’inflazione non si può non rilevare la mancanza di trasparenza che continua a caratterizzare il nostro Istituto di statistica. Il nuovo paniere è stato reso noto nelle sue componenti ma non sono stati pubblicati i pesi dei prodotti che lo compongono, perché?. Inoltre ci risulta incomprensibile la ragione per la quale il Paniere e l’indagine sui consumi delle famiglie non vengono messi in relazione per fornire una più accurata misurazione degli effetti dell’inflazione. Un altro aspetto critico riguarda l’assenza di collaborazione e di sinergie fra l’ISTAT e altri istituti che producono statistiche sulle famiglie e i consumi quali la Banca d’Italia (Indagine sui bilanci delle famiglie italiane e l’ ISAE (indagini sulla fiducia dei consumatori e sull’inflazione attesa). È necessario che questi centri di ricerca mettano insieme le loro competenze anche per colmare le lacune che affliggono l’informazione statistica del nostro Paese.