I BOND PEOPLE DI ARGENTINA,

CIRIO e PARMALAT

 

 

Tre scandali finanziari diversi tra loro anche per le modalità di risarcimento

• Francesco Avallone

 

 

 

I tre scandali finanziari di questi ultimi anni - Argentina, Cirio e Parmalat - sono molto spesso trattati nella stessa maniera ma dobbiamo avvertire tutti i risparmiatori che se il danno è lo stesso le vicende, le azioni da svolgere e le possibilità di riuscire a recuperare i soldi sono diverse, ma soprattutto dipendono da situazioni diverse.

 

 

Cominciamo con i Bond-Argentini:

 

L’operazione messa in atto dalle principali banche italiane è di natura completamente diversa. In questa vicenda hanno giocato fattori e situazioni che all’inizio hanno travalicato i confini nazionali.

Alla metà degli anni novanta l’Argentina poteva apparire un Paese solido e dalle prospettive positive. Da qui nasce l’operazione di un enorme prestito obbligazionario di 14 miliardi di euro che nove grandi gruppi italiani, hanno contrattato con il governo argentino strappando condizioni molto vantaggiose sia per i tempi di rientro dei capitali sia per quanto riguarda gli interessi (8-9 %) pattuiti. Gli alti interessi naturalmente erano conseguenti ad un rischio che sicuramente aumentava nel corso degli anni per un Paese che aveva scommesso sulla parità dollaro-pesos.

Quando nel 1999 la situazione comincia a rivelarsi molto preoccupante e le società di rating abbassavano le loro valutazioni (B1) le banche italiane decisero, senza avvertire i propri clienti della situazione, di scaricare su di loro il rischio che ormai era diventato altissimo.

Quindi è possibile sperare in un risarcimento chiedendo attraverso una citazione la nullità del contratto? Si, a patto di essere trasparenti e di dare esatte informazioni. Il regolamento della Consob prevede una serie di obblighi: formalmente bisogna definire questi titoli "non adeguati" e sconsigliarne l’acquisto. Se il cliente formalmente insiste l’operazione può essere fatta.

La banca che ha emesso le obbligazioni opera naturalmente in "conflitto d’interesse" anche questo deve essere fatto presente al risparmiatore (formalmente e per iscritto).

Infine queste obbligazioni non erano esentate dalla presentazione del "prospetto informativo" dell’emittente primario.

Se questo non è avvenuto la Federisparmiatori con i suoi legali assisterà gli associati nelle cause di nullità e quindi di rientro dei capitali investiti, con ottime possibilità di vittoria.

Nel caso in cui la banca ha operato invece correttamente bisogna attendere che le trattative per la ricostruzione del debito con l’Argentina riescano ad andare in porto. L’Intesa dei Consumatori è stata ammessa a pieno titolo ai tavoli di confronto con il Governo Argentino e opererà affinché si ottengano risultati positivi.

 

 

Caso Cirio:

 

La vicenda è completamente diversa e consente di avere molte più armi per ottenere risultati positivi. Nel 2000 la società Cirio, versando in cattive acque, chiese ad alcune banche un prestito di duemila miliardi di vecchie lire.

Il Signor Cragnotti e alcune grandi banche italiane hanno messo in atto un’operazione fittiziamente legale ma che già alla nascita aveva tutte le caratteristiche della truffa.

Tutti sapevano che con la vendita di barattoli di pomodori non si sarebbe mai riusciti a pagare questo enorme debito.

L’operazione è stata effettuata in Lussemburgo con un prospetto scritto in inglese e mai tradotto, e con la "foglia di fico" di un impegno a vendere solo a investitori istituzionali.

La malafede è venuta subito a galla, questi titoli sono stati venduti a ignari risparmiatori senza nessuno straccio di informativa.

Naturalmente con la chimera di tassi elevati e con il paravento della società famosa e pubblicizzata, non tacendo che in questa fase hanno usato il nome della Lazio per convincere i risparmiatori dubbiosi. Ci troviamo in presenza di un’operazione proibita e scorretta e la Federconsumatori insieme ai propri legali invita a denunciare l’imbroglio alla magistratura e chiedere la nullità delle operazioni di vendita.

Ultimo caso di mala-consulenza del sistema bancario: il caso Parmalat.

 

L’impatto mediatico, l’interesse della grande stampa, ha fatto del caso Parmalat un casus-belli.

Questa vicenda a causa della sua dimensione ha fatto esplodere tutte le contraddizioni del sistema finanziario italiano.

L’apparente calma che era seguita alle delicatissime e complicatissime privatizzazioni e alle enormi operazioni di concentrazioni, nascondeva sicuramente tutta la debolezza di un sistema abituato agli equilibri politici, alle scelte condizionate, allo strapotere di Mediobanca e di Banca d’Italia, con il paravento di una difesa dalle scalate di colossi stranieri.

La vicenda Parmalat ha scoperchiato la pentola che già da tempo bolliva.

Le banche invece di operare in modo sano, in un sistema di corretta concorrenza, hanno catturato le enormi risorse ricavate dalla vendita dei Bot e CCT statali e dai guadagni illusori, ottenuti durante la fase della bolla speculativa della Borsa, vendendo a questa fascia di ingenui e ignari risparmiatori prodotti ad alto rischio.

Le commissioni alte, i guadagni derivanti da vendite e da gestioni di piccoli capitali hanno permesso al sistema bancario di superare quelle fasi difficili scaricando sui clienti i rischi derivanti da operazioni incaute, che servivano solo a salvare gli amici degli amici, di un sistema industriale anch’esso poco serio e pieno di deficienze di strategie e sana amministrazione.

Tutto questo poi senza che Banca d’Italia, Consob e Governo facessero nulla per evitare questo enorme danno ai risparmiatori. Per i possessori di obbligazioni Parmalat la Federconsumatori ha formato un comitato di difesa e si costituirà parte civile in tutte le cause che deriveranno dalle attuali indagini della magistratura.

Denuncerà per malversazioni le società di revisori dei bilanci, le società di rating e tutti coloro che hanno contribuito a commettere questi reati. Anche in questo caso attraverso cause di nullità si denunceranno le banche che hanno operato nel processo di vendita contravvenendo alle leggi dello Stato.

Con la manifestazione del 21 gennaio le Associazioni dell’Intesa hanno lanciato un duro messaggio alla Banca d’Italia e alle banche. La strada per riprendere la fiducia è il risarcimento dei danni causati a semplici risparmiatori.

Unicredit ha già stipulato per Cirio un accordo di conciliazione.

Banca Intesa ha dichiarato che s’intende seguire la strada della conciliazione per Cirio, Parmalat e Giacomelli.

Capitalia ha accantonato nel suo bilancio una somma a tutela dei propri clienti.

Possiamo sperare che tutto il sistema bancario capisca che questa è l’unica strada che si può percorrere per recuperare la fiducia dei propri clienti. Diversamente si avvicina una stagione di vertenze che sicuramente produrrà danni e costi altissimi per tutti.