Intervista a

Prof. Rosaria Cerrone

 

"È auspicabile che le associazioni dei consumatori collaborino in maniera preventiva e non in contrapposizione con le istituzioni".

• Roberto Lamura

 

A partire da questo numero, Robin ospiterà ogni mese il parere di un esperto o di un personaggio di alto profilo su un tema di attualità. Nel mese di gennaio appare scontato l’argomento Parmalat e in generale il tema del risparmio tradito, meno però, la riflessione sul rapporto di fiducia tra risparmiatori e banche. Inaugura la "Bussola" di questo mese Rosaria Cerrone professore associato di economia e aziende di credito, presso la Facoltà di Economia dell’Università di Salerno.

Professoressa Cerrone, i crack Parmalat, Cirio e Argentina hanno fatto saltare il patto di fiducia tra banche e risparmiatori. Fine di un percorso, un sistema di garanzie insufficiente, vuoti legislativi, eccessivo potere delle banche?

La relazione tra le banche ed i clienti, o meglio i risparmiatori, si è sempre fondata su un condizionamento non scritto, in cui le prime primeggiavano sui secondi. Ciò equivale a dire che più che un patto di fiducia, esisteva, una superiorità riconosciuta della banca, non solo per la sua forza economica, ma anche per le sue competenze tecniche che portava il risparmiatore ad avvicinarsi alla banca con una piena fiducia. La banca ha sempre rappresentato un punto di riferimento stabile, ha assunto nel tempo il ruolo di cassaforte, di istituzione di sicurezza, di entità necessaria per qualsiasi esigenza. E da qualche anno era anche diventata il "consulente" per investimenti diversi dai tradizionali libretti di deposito, dai Buoni Ordinari del Tesoro (BOT) o da tutti gli altri titoli di Stato. È sulla base di queste cose che le proposte di obbligazioni - o bond - come ci siamo abituati a chiamarli un po’ tutti - hanno avuto buon gioco. Ciò è accaduto con le obbligazioni della Cirio, della Parmalat e dell’Argentina.

Oramai la fiducia è fortemente ridimensionata. Siamo in pieno dissesto finanziario del sistema, non solo per le "perdite" in termini di risparmi persi e di capitali non restituiti, ma soprattutto perché si è verificato il dissesto di una relazione di fiducia tra banche e clienti, che avrà bisogno di tempo per risistemarsi, anche a prescindere dai nuovi controlli che potranno essere previsti (oggi è in discussione il ruolo della Banca d’Italia, della Consob, nonché delle società di revisione e delle società di rating).

In verità l’esistenza di una normativa, anche stringente, non può superare quella forza che può essere esercitata, quando un soggetto riesce a "guidare" le scelte di un altro: in altre parole, legge o non legge, è opportuno costruire una nuova dimensione di correttezza reciproca tra banche e risparmiatori.

Lei crede alla complicità tra banche, società di revisione e di "rating"? Quasi una sorta di "ars vivendi" venutasi a creare e ad accomodare negli ultimi anni?

Le banche devono effettuare un’azione di maquillage non formale, fatto di una riscoperta di valori morali che passano per un rispetto del cliente-risparmiatore in quanto persona, anche se si tratta di un soggetto che ha dichiarato di essere "disposto ad accettare investimenti rischiosi". Poiché penso che questo sia possibile e doveroso, non riesco ad ipotizzare nessuna forma di "complicità o accordo", quanto piuttosto ritengo che sia più giusto dire che qualcuno - e non solo le banche - si sia fatto prendere troppo la mano da obiettivi propri e diretti trascurando il peso e gli effetti che tutto questo poteva avere sul mercato: le banche sono solo un anello della catena, quello più diretto - è vero - ed è per questo sono anche le più esposte, visto che hanno questo ruolo "di orientamento" del risparmio.

 

Quali elementi considera prioritari affinché si ricostruisca un nuovo rapporto di fiducia tra banche e risparmiatori e in genere tra chi gestisce il denaro e i cittadini?

Questa domanda mi fa riflettere su quanto ho di recente letto su una testata nazionale, proprio con riferimento ad una sorta di "classifica" dei valori o elementi che regolano un rapporto di investimento tra banche e risparmiatori. Ebbene ritengo che se ne possa individuare uno che sintetizza tutti gli altri: la correttezza, o l’etica nello svolgere il proprio compito di banchiere o più semplicemente - ma non meno rilevante - di bancario. Chiunque per sua scelta si frappone tra gli investitori ed il mercato - perché opera in una struttura che è la banca, perché un promotore finanziario, o perché è un consulente in campo finanziario - ha il dovere di essere corretto. Questo, a mio parere, non significa sottacere l’esistenza di rischi. Correttezza significa essere consapevoli di non dover assolutamente "pensare di poter proporre" un dato investimento che si giudica molto rischioso, o meglio, eccessivamente rischioso per il proprio cliente. Aiutare il risparmiatore a scegliere, pur lasciando a questi l’ "ultima parola" implica lo svolgimento di un compito molto importante legato alla funzione stessa dell’intermediario finanziario.

 

 

Quali sono le ultime analisi e gli studi di settore che offrono indicazioni in merito ai filtri e ai sistemi di controllo per la tutela dei risparmiatori. Cosa viene ritenuto fondamentale per dare garanzie alle loro tasche e la certezza che episodi così devastanti non si ripetano?

In realtà quello che è emerso a seguito dei recenti eventi dimostra un fatto: la mancanza di tutela dei risparmiatori. O meglio, di un’applicazione concreta di una normativa che sembra esistere solo sulla carta; quindi la norma c’è, le disposizioni già esistono. Le contingenze hanno obbligato tutti coloro che avevano "delegato" alla banca la gestione dei loro risparmi ad abituarsi a parole come "trasparenza", "chiarezza" e "moduli da compilare per le informazioni sui rischi", ma nonostante ciòmolti risparmiatori hanno perso il loro denaro, o rischiano di perderne una larga parte. In pratica ritengo che le norme esistenti vadano solo migliorate, mentre ciò che deve essere veramente fatto, è piuttosto giungere ad una verifica delle competenze tecniche di coloro che hanno operato nelle banche ed in tutte le istituzioni finanziarie. Mi rendo conto che non è una cosa semplice e soprattutto che implica non tanto l’individuazione di nuove norme o di nuove Authority, quanto piuttosto lo sviluppo di capacità di analisi degli strumenti finanziari e delle situazioni di mercato, nonché, per le banche, un nuovo modo di relazionarsi e di parlare con i risparmiatori.

 

 

Le associazioni dei consumatori stanno giocando un ruolo sempre più centrale nella vita dei cittadini e nella tutela dei loro diritti. Ci sono ancora troppe zone buie che dovrebbero competere alle istituzioni e che invece lasciano spazio alle iniziative di altri soggetti?

Non ritengo che vi siano né sovrapposizioni, nè zona d’ombra o vuoti che sono stati occupati; penso piuttosto che il ruolo delle associazioni dei consumatori abbia oramai una sua identità come punto di riferimento dei risparmiatori. Le associazioni stanno assumendo la funzione di ancora di salvataggio, nel senso che intervengono per fare in modo che diritti lesi e/o negati possano essere recuperati al meglio. Ebbene forse potrebbe essere opportuna una "collaborazione" preventiva, più che una "contrapposizione" successiva: in altre parole potrebbe essere interessante, dotandosi delle necessarie capacità di analisi degli strumenti finanziari, muoversi con valutazioni preventive delle offerte di investimenti ai risparmiatori. Insomma "prevenire" è sempre meglio che "curare".

 

 

Esiste una nuova possibile via del risparmio? Cioè i soldi dei cittadini e il risparmio devono ritenersi sempre più a rischio, oppure no?

Non esiste a mio parere un via del risparmio sicura, così come non ritengo che sia il caso di affermare che tutto il risparmio debba essere considerato a rischio. La verità, a mio parere, è piuttosto quella che, passata una certa euforia nei confronti degli strumenti finanziari innovativi, complessi o dai nomi meno banali e semplici di "obbligazioni" o "titoli di Stato", si tende nuovamente ad orientarsi verso l’emittente pubblico o peggio a "tesaurizzare" in via autonoma i risparmi, ossia si vuole "restare liquidi". E questo sta già accadendo come è stato dimostrato dalla forte richiesta di Buoni ordinari del Tesoro a breve termine. In conclusione, ritengo che vi debbano essere dei filtri di mercato che non sono altre norme, quanto la presenza di "ponti di competenze" tra i risparmiatori e gli intermediari finanziari, costruiti nell’interesse dei primi ed operanti in accordo con i secondi, al fine di creare un’offerta di investimenti che renda possibile quell’auspicato "circolo virtuoso" tra risparmio, investimento e crescita economica e sociale di un paese.