SCONTRO RICCI-BONOLIS

TV O RING?

 

 

La Federconsumatori denuncia alla Procura

"Affari Tuoi"

• Stefano Zerbi

 

Da qualche giorno l’Italia è divisa in due. Chi appoggia Ricci e la sua campagna contro i "tarocchi" della Rai, chi difende Bonolis, che dalle telecamere di Domenica In, col suo faccione e gli occhi umidi, ha difeso strenuamente il proprio operato.

Una lotta tra i due personaggi accentuata dal fatto che per un lungo periodo Bonolis e Ricci hanno lavorato a stretto contatto, stringendo un rapporto d’amicizia.

L’inventore di Striscia la notizia non ha fatto niente di nuovo: ha rivelato le bufale di alcuni programmi televisivi della rete di Stato, caratterizzati da finte persone comuni in realtà attori o figuranti, personaggi riciclati da una trasmissione all’altra, maghi ciarlatani, pubblicità occulta, ecc.

Perché allora tanto clamore attorno a questa vicenda? Perché di mezzo ci sono tanti interessi, più o meno evidenti. Prima di tutto il fatto che lo scontro è si personale tra i due personaggi, ma si estende alle principali due reti televisive italiane, Canale 5 e Mediaset. C’è poi la guerra di ascolti, con un "Affari tuoi" che è riuscito nella missione impossibile: battere "Striscia la notizia". Ci sono i soldi: più alti sono gli ascolti, più alti i guadagni pubblicitari. E chissà cos’altro c’è ancora sotto. Alcuni addirittura pensano ad un accordo segreto tra Ricci e Bonolis - che in realtà avrebbero combinato tutta la manfrina - finalizzato a portare ascolti ad entrambe le trasmissioni. In un mondo televisivo dove finzione e verità si intrecciano costantemente, una ipotesi del genere non appare poi così blasfema. Ma il punto è proprio questo: la televisione è finzione. Ma sono finti anche i premi (a volte milionari) assegnati ai concorrenti dei quiz tv? Ossia si segue la regola concorrenti finti = premi finti? Perché se l’inghippo c’è, è proprio qui.

Alla gente che un partecipante a un quiz tv sia attore, ballerino, cantante, autista, infermiere o ragioniere, non gliene frega nulla. Il problema semmai si pone se il concorrente/attore viene retribuito non per la sua partecipazione al programma, ma per la sua prestazione, cioè per aver recitato una parte magari decisa dagli autori che lo hanno scelto per alzare l’audience, individuando magari prima la vincita. Se così fosse, verrebbe meno quella causalità nella scelta dei concorrenti, limitando la partecipazione non a chiunque ma a chi sa fingere meglio. E verrebbero violate le norme vigenti, che impongono trasparenza nella scelta dei candidati alle manifestazioni a premio.

E, se i soldi messi in palio sono quelli dei cittadini (attraverso il canone), non ci troveremmo di fronte a una finzione, ma a una truffa. Ed è proprio per truffa che la Procura della Repubblica di Roma indaga, a seguito di un esposto presentato da ADUSBEF, CODACONS e FEDERCONSUMATORI, in cui si ipotizzava la violazione del D.P.R. 430/01, che impone la causalità nella selezione dei concorrenti dei giochi a premio.