Gennaio,

la beffa dei saldi

 

 

Calo delle vendite del 20%. Prezzi gonfiati e cartellini taroccati

• Roberto Lamura

 

 

Ma quali saldi. Le associazioni dei consumatori, in testa la Federconsumatori, sono sul piede di guerra contro tutti quegli esercizi che hanno praticato finti sconti a danno delle tasche dei cittadini. Forte impennata del costo della vita negli ultimi due anni (specie per abbigliamento e calzature), prezzi aumentati prima dei saldi, cartellini taroccati riscritti senza l’originale, richiami di sconti esagerati disattesi, e altre trovate pur di speculare. Ogni anno ci si chiede se i saldi servono ancora e a chi. La crisi degli acquisti che ha investito le famiglie italiane e il crollo dei consumi dovuta all’impennata esagerata dei prezzi, ha messo tutti contro tutti. I negozianti che vedono la stagione dei saldi come l’opportunità per rifare le proprie casse e i consumatori, sempre piu’ attenti al risparmio, a fare acquisti oculati. Anzi per molti gli sconti sono diventati una necessità. Ecco perché quest’anno l’appuntamento con la stagione dei saldi era attesa con grande aspettative da entrambe le categorie. Ma comè andata? Male, stando alle prime stime dell’Intesa dei consumatori. "I primi giorni di saldi hanno fatto registrare una contrazione degli acquisti, rispetto allo stesso periodo del 2002, fino al 20%". Negozi affollati, ma consumatori restii a spendere, una scena purtroppo già vista. Le famiglie rimandano a tempi migliori gli acquisti superflui, anche se per molti i saldi ormai rappresentano una necessità. Male anche il comportamento di alcuni commercianti che, come è stato documentato da alcuni quotidiani, hanno aumentato i prezzi prima d’iniziare i saldi per applicare poi lo sconto di fine stagione, lasciando il prezzo identico a quello originario. Altri, per attirare l’attenzione, hanno esposto sconti anche del 70% per poi scoprire che venivano applicati solo su pochi articoli. Altri ancora mischiavano merce di stagione ai fondi di magazzino per liberarsi delle giacenze. Le associazioni dei consumatori hanno avuto il loro bel da fare, ma sembra che non basti. La domanda resta sempre attuale: servono ancora i saldi? E a chi?

 

 

 

 

Robin consiglia

 

L’acquisto di prodotti a saldo e’ regolato dal decreto legislativo n. 24 del 2002 su vendita e garanzia dei beni di consumo - difetto di conformita’ del bene - che va dalla riparazione, sostituzione della merce fino alla risoluzione contrattuale. Dove e’ dimostrabile, come in alcuni casi emersi dalle cronache recenti, si puo’ ravvisare il reato di truffa, regolato dall’articolo 640 del codice penale.

 

1)         Conservate sempre lo scontrino: non è vero che i capi in svendita non si possono sostituire. Il negoziante è obbligato a sostituire sia l’articolo difettoso, sia che esso non sia conforme alla dicitura, anche se dichiara che i capi in saldo non si possono cambiare.

2)         Le vendite devono essere realmente di fine stagione: la merce posta in vendita sotto la voce "Saldo" deve essere l’avanzo di quella della stagione che sta finendo e non fondi di magazzino ( art. 15 del D.lgs n. 114/1998 ). Diffidate degli sconti superiori al 50%: spesso nascondono merce non proprio nuova.

3)         Pubblicità. Ricordate che sulla merce è obbligatorio il cartellino che indica il vecchio prezzo, quello nuovo ed il valore percentuale dello sconto applicato.

4)         Fregature. Se pensate di aver preso una fregatura rivolgetevi ad una delle associazioni dell’Intesa, all’Ufficio Comunale per il commercio o ai Vigili Urbani.