L’Indagine di Federconsumatori /5
LA CONTRAFFAZIONE È
FIGLIA DELLA POVERTÀ
Agostino Megale (Ires): rispetto delle "clausole sociali" per vincere le cause della contraffazione
• Antonio Ruda e Viola Conti
Nell’ambito del progetto Federconsumatori su "Comunicazione sociale e formazione su contraffazione e pirateria", Robin ha incontrato Agostino Megale, presidente dell’Ires (istituto di studi economici della Cgil), sulle azioni di contrasto al fenomeno della contraffazione.
La contraffazione ha raggiunto dimensioni economiche tali da costituire una voce (negativa) pesantissima nei bilanci delle aziende e di riflesso nelle economie dei paesi industrializzati. Agostino Megale focalizza l’analisi sul settore della moda che da sempre e’ ritenuto il biglietto da visita del nostro paese del mondo, che vive l’incertezza dei tempi soprattutto a causa dei danni prodotti dal commercio dei falsi. "Il fenomeno della contraffazione nel "Sistema Moda" riguarda l’insieme dei prodotti made in Italy (abbigliamento, calzature, occhiali), un settore molto vasto che è insieme la storia della nostra cultura e un carattere distintivo dell’Italia", un bene da tutelare secondo Megale.
"Lo stesso Presidente Ciampi ha parlato di una piattaforma che abbia come obiettivo principale la difesa e il rilancio del "Made in Italy". Non prodotti maturi da smantellare, ma un valore aggiunto le cui entrate da sole ripagano il debito energetico del nostro Paese. La contraffazione si inserisce in una gamma di prodotti in cui si sostituisce la capacità "foto copiativa" alla capacità innovativa.
La diffusione dei prodotti contraffatti, provenienti perlopiù dal Sud Est asiatico, dall’Africa e dall’America Latina ha come carattere distintivo il basso costo del lavoro, non ha carattere spontaneo ma, al contrario, è sostenuta da grandi catene finanziarie. Il fenomeno è generata da condizioni sociali disagiate che producono un vero e proprio fruttamento. Infatti, continua il presidente dell’Ires,
"la contraffazione rappresenta allo stesso tempo una produzione effettuata in condizioni di dumping sociale. Per dumping sociale, s’intende il mancato rispetto delle leggi e dei contratti di lavoro. Esso rappresenta, altresì, una forma di concorrenza sleale fra Paesi. La lotta al dumping sociale costituisce allo stesso tempo un’azione efficace contro la contraffazione, specie se è accompagnata da misure contro l’economia sommersa e contro lo sfruttamento dell’immigrazione clandestina".
Ecco perché, accanto alle azioni generali di sostegno alle produzioni del Made in Italy, bisogna immaginare forme di aiuto e di incentivo alle imprese che certifichino il rispetto dei diritti dei lavoratori e l’assenza di lavoro minorile. Sarebbe questa una scelta di politica industriale molto intelligente, non solo per l’industria manifatturiera italiana, ma anche per quella europea. In pratica, occorrerebbe recuperare l’idea, presente nel Libro bianco di Delors, di sostenere questi prodotti sia con l’istituzione di un "Marchio sociale" sia con sgravi contributivi per le qualifiche più basse in modo da rendere ancora più competitivo il lavoro italiano nel settore moda. A questo proposito va detto che il marchio Made in Italy rappresenta di per sé un "marchio doc" e un simbolo in tutto il mondo che non richiede certificazioni aggiuntive".
Agostino Megale introduce, a tal proposito, il concetto di "clausole sociali", un patto ‘etico’ che si sarebbe dovuto sottoscrivere a Cancun, ma di cui non si è fatto nulla. Perche? "A Cancun si sono svolti i negoziati del WTO, sede nella quale si definiscono le condizioni degli scambi, con l’obiettivo di far incontrare le esigenze dei Paesi del G7 con il resto del mondo in via di sviluppo in un processo di libero commercio mondiale", spiega Megale. I recenti negoziati, hanno sempre messo in evidenza un atteggiamento di forte protezionismo da parte degli Stati Uniti, una scarsa apertura dell’Europa agli scambi, e, allo stesso tempo, un atteggiamento di diffidenza da parte dei Paesi emergenti, coma la Cina e l’India, molto preoccupati che le cosiddette clausole sociali, fossero un mero strumento dei paesi ricchi per ridurre le esportazioni dei paesi emergenti.
Ma in casa nostra spiega Megale, "avrebbero dovuto sostenere con più forza l’idea delle clausole sociali, ossia quelle clausole che si fondano sul rispetto dei diritti essenziali dei lavoratori così come stabilisce l’ILO (si veda il riquadro illustrativo). Le clausole sociali si sostanziano nell’applicazione delle diverse convenzioni internazionali in tema di diritti dei lavoratori e dei minori".
Ma il punto di forza sarebbe stato "sostenere con forza le clausole sociali, evitando che vengano assunte come un atteggiamento protezionistico dei paesi più forti, richiede un sostegno cooperativo verso i Paesi emergenti e quelli in via di sviluppo, intervenendo anche sul loro debito estero. Certamente, il commercio non può costruire la democrazia dove non c’è, ma l’impatto sociale della liberalizzazione degli scambi può essere accompagnato dall’introduzione di strumenti di rafforzamento della democrazia. Penso, per esempio, all’abolizione di ogni forma di schiavitù come quella che coinvolge otto milioni e mezzo di minori in alcuni Paesi dell’Asia", conclude Megale.
Per riassumere, la lotta alla contraffazione passa, attraverso:
• il rispetto delle clausole sociali;
• la reciprocità degli scambi;
• la cooperazione con i Paesi emergenti allo scopo di promuovere un sistema di tracciabilità del prodotto all’interno della filiera che ha contribuito a realizzare quel prodotto. Senza un coinvolgimento di questi Paesi sarà molto difficile ottenere un sistema di tracciabilità che dia maggiori garanzie al consumatore.
L’Europa può concorrere ad affermare un’idea di "buona globalizzazione", una sorta di terza via fra l’idea di globalizzazione che va bene a prescindere e l’opposizione tout court a tutto ciò che è globale. Un buon governo della globalizzazione vuol dire, per esempio, affiancare alle clausole sociali la cooperazione internazionale.
In conclusione il presidente dell’Ires si batte affinchè una seria lotta alla contraffazione " può trovare un supporto in una legge, in Italia e in Europa, per l’istituzione di un "Marchio Sociale". Un marchio che si rivolge al "cittadino consumatore", oggi molto più consapevole rispetto al passato in materia di diritti e ambiente, e che può essere disponibile a pagare qualche cosa in più, se questo di più è finalizzato a evitare il ricorso al dumping sociale e a forme di lavoro minorile.
Agostino Megale è presidente dell’Ires dal luglio del 2000 e ha svolto da sempre attività sindacale. Nel 1991 è divenuto segretario generale della Federazione Italiana Lavoratori Tessile e Abbigliamento (Filtea Cgil). Tra il 1991 e il 1995 ha diretto la commissione di settore sui Comitati Aziendali Europei (CAE). Nei cinque anni successivi ha assunto la presidenza della Commissione contrattuale tessile europea. È stato, inoltre, vice presidente del sindacato internazionale dei lavoratori tessili (ITLWG).
Fra i temi della sua azione sindacale vi sono, fra l’altro, l’emersione del lavoro sommerso e la lotta contro il lavoro minorile, questioni che, come vedremo in seguito, mostrano collegamenti e attinenze con il fenomeno della contraffazione.
Che cos’è l’OIL
L’ OIL international Labour Organization), con sede a Ginevra, è un’agenzia specializzata delle Nazioni Unite che persegue la promozione della giustizia sociale e il riconoscimento universale dei diritti umani nel lavoro.
L’OIL formula, sotto forma di Convenzioni e di Raccomandazioni, le norme internazionali in materia di lavoro.
Nel sistema delle Nazioni Unite è l’unica organizzazione a struttura tripartita : lavoratori, imprenditori e governi vi sono rappresentati con pari dignità negli organismi esecutivi.
La Costituzione dell’ILO fa parte dei trattati di pace della Conferenza di Versailles, alla fine della Prima Guerra Mondiale ; la prima Conferenza internazionale del lavoro si tiene a Washington nell’ottobre del 1919.
Gli anni tra la Prima e la Seconda guerra mondiale sono per l’OIL di intensa attività normativa: vengono adottate ben 67 Convenzioni e 66 Raccomandazioni, soprattutto in materia di condizioni e di orari di lavoro.
Obiettivi e finalità dell’organizzazione vengono confermati e nuovamente definiti nel 1944 quando la Costituzione originaria è affiancata dalla cosiddetta Dichiarazione di Filadelfia.
Dopo la Seconda Guerra Mondiale l’iniziativa dell’OIL si caratterizza per il lancio dei programmi di cooperazione tecnica e per un deciso impulso alla promozione dei diritti umani, che culmina nella Dichiarazione sui principi e diritti fondamentali nel lavoro (1998).