L’Istat assolta

dalla Società Italiana Statistica

 

Frosini: "La elevata professionalità dell’Istat … fa ritenere che gli errori siano sostanzialmente molto limitati"

• Roberto Lamura

 

Dopo la guerra di cifre tra Istat e Eurispes, gli attacchi della maggioranza all’istituto di Gian Maria Fara, culminata con la querela a Silvio Berlusconi per l’ipotesi di diffamazione, Robin vuole fare un po’ di chiarezza sullo strumento statistico che sembra aver perso, nel nostro paese, la sua matrice scientifica. Non c’è rilevazione periodica dell’istituto centrale che non venga rivisto e corretto qualche giorno dopo (vedi dati inflazione di gennaio e febbraio); non c’è indagine di altri istituti che converga con quelle ufficiali. Come dire, la matematica è opinabile e i numeri discutibili. Le differenti, talvolta capovolte, fotografie con cui viene descritta l’economia del paese getta i consumatori nella confusione e nello sconforto totale. Una cosa è certa il "fine mese" si allontana da un numero sempre più crescente di famiglie. Vogliamo almeno essere seri e offrire indicazioni attendibili? Robin ha incontrato il Professore Benito Vittorio Frosini, presidente della societa’ italiana statistica, per tentare di fare chiarezza circa gli strumenti di analisi del nostro paese.       

 

 

Presidente Vittorio Frosini, ci spiega che cos’è la SIS?

 

La SIS (Società Italiana di Statistica) è una società scientifica, costituita nel 1939 da alcuni fra i più importanti studiosi italiani della Statistica e di discipline affini. Attualmente conta circa 1500 soci, fra i quali la quasi totalità dei professori e dei ricercatori di Statistica nelle università, e alcune centinaia di statistici che lavorano in enti pubblici e in imprese private. La SIS promuove e organizza la ricerca scientifica in ambito statistico, con la costituzione di commissioni scientifiche, di gruppi di lavoro su temi particolari e con la organizzazione di convegni, generali o monografici. La SIS non svolge però direttamente attività di ricerca.

 

 

Presidente Vittorio Frosini, come giudica il paniere Istat e i criteri di rilevamento dei dati statistici di altri istituti di analisi privati, che danno spesso immagini discordanti del nostro paese?

 

Il paniere Istat copre tutte le categorie dei consumi; esso è formato e aggiornato periodicamente con una grande attenzione ai prodotti più rappresentativi in ogni categoria. Naturalmente l’inserimento di una voce piuttosto che un’altra può essere discutibile. Quello che però pochi sanno è che la sostituzione anche di molte voci del paniere non produce praticamente nessun effetto sull’indice generale (e ciò è assolutamente corretto, dato che si vuole stimare la variazione complessiva, non limitata a particolari merci). Quanto ai criteri utilizzati da istituti di analisi privati non mi posso esprimere, perché non ne so nulla. Posso solo dire che la costruzione di un indice generale richiede notevole impegno, professionalità ed esperienza pluriennale, e quindi che è molto difficile fare meglio dell’Istat. Altro discorso riguarda gli indici settoriali, dove la delimitazione dei prodotti considerati e il riferimento geografico possono permettere la costruzione di indici sostanzialmente validi, senza richiedere un impegno eccessivo.

 

 

Nelle indagini pubblicate a febbraio, l’Eurispes ha registrato un forte calo del potere d’acquisto (nel periodo 2001-2003) della popolazione attiva. Negli stessi giorni, l’Istat pubblica i propri dati e ritocca al ribasso il tasso tendenziale d’inflazione di gennaio (dal 2,3 al 2,2%) e anche quello di febbraio. Chi ha ragione? E soprattutto la statistica è materia opinabile?

 

Francamente, i due fenomeni messi a confronto sono del tutto slegati; quindi, senza entrare nel merito dei due calcoli, possono "avere ragione" entrambi.

 

 

Da un lato il paese ottimista dell’Istat e dall’altro quello pessimista dell’Eurispes. Non c’è il rischio che la gente esca con le idee ancora più confuse? Oltre che dubitare della scientificità della statistica?

 

Mi spiace rilevare che la qualifica "ottimista" riferita all’Istat è una invenzione giornalistica, ed è del tutto fuori luogo. L’Istat ha come scopo di rilevare dei dati e di elaborarli nel modo più corretto e obiettivo possibile; che i dirigenti dell’Istat siano ottimisti o pessimisti non può influire minimamente sui risultati del loro lavoro. Gli interrogativi posti hanno però un fondamento, e molte persone possono essere frastornate da informazioni contrastanti, o apparentemente contrastanti: ad esempio un aumento del 10% per il comparto frutta e verdura è perfettamente compatibile con un aumento del 2% dell’indice generale.

 

 

Presidente Frosini, mai come in questi ultimi anni l’Istat è al centro di critiche e contestazioni da parte dei consumatori, delle associazioni degli utenti e degli schieramenti politici. Esiste un criterio che dia un quadro certo della realtà economica del paese?

 

Mi pare che vari spunti polemici riguardo all’Istat sono sorti solo in relazione al passaggio dalla lira all’euro. Giustamente è stato rilevato che vi è un’inflazione "reale" e un’inflazione "percepita"; la prima riguarda tutti i prodotti acquistati, anche quelli che tipicamente vengono acquistati dalle famiglie con cadenza pluriennale, ad esempio automobili, frigoriferi, calcolatori ecc. L’inflazione percepita dipende invece, essenzialmente, dai prodotti di acquisto frequente, quasi giornaliero, e anche in questi casi colpiscono giustamente gli aumenti più vistosi. Quanto al "quadro certo", vale la pena di ricordare che quasi tutti gli aggregati economici nazionali (ma anche regionali) sono frutto di stime, sia pure basate su un’amplissima base di dati, e che tali stime sono soggette ad errori. La elevata professionalità dell’Istat, che fra l’altro utilizza criteri di rilevazione e di elaborazione comuni a tutti i paesi dell’Unione Europea, fa ritenere che tali errori siano sostanzialmente molto limitati.

 

 

La SIS in quanto organizzazione terza della materia, si sente chiamata in causa? Se così fosse, che iniziative intende prendere?

 

Per quanto già risposto alla prima domanda, la SIS non è minimamente chiamata in causa in quanto non svolge direttamente attività scientifica, e in ogni caso non svolge attività di rilevazione.

 

 

Presidente Frosini come giudica la SIS questo balletto di cifre e di uso "strumentale" della statistica?

 

È certamente una situazione sgradevole, che può dare l’impressione al grande pubblico che con opportune scelte del paniere e della ponderazione delle voci si può ottenere (quasi) qualsiasi cosa. Ed effettivamente questo è il risultato possibile se a un tale risultato qualcuno vuole arrivare.