Trasporti pubblici,
+16% dal 2000 ad oggi
Prendere l’autobus al Nord può costare anche 4 volte di più che al Sud
di Teresa Rota
Secondo dati Istat il tariffario del trasporto pubblico urbano italiano ha subito un incremento, da Gennaio 2000 ad oggi, del 16,4%. Il costo del biglietto del trasporto pubblico locale, in una provincia, può avere un costo anche superiore rispetto ad un’altra provincia e tripli tra province nell’ambito di una stessa regione.
“Una sorta di federalismo del tram” commenta Giustino Trincia, vicesegretario di Cittadinanzattiva.
L’Osservatorio prezzi & tariffe dell’Associazione ha monitorato 46 città capoluogo di provincia (pari al 45% dei capoluoghi italiani) in 8 regioni: Basilicata, Lazio, Lombardia, Molise, Piemonte, Puglia, Sardegna, Veneto.
Il risultato è “una giungla tariffaria” con a capo Asti come città più cara dove il costo di 1 ora di viaggio su un mezzo pubblico locale costa 1,54 euro, vale a dire 4 volte di più rispetto a Oristano (0,39 euro) e 3 volte rispetto a Cuneo (0,57 euro).
La tariffa “all’ora” più economica, in vigore a Treviso, equivale alla più cara in Puglia, registrata a Foggia (0,80). L’abbonamento mensile costa invece di più a Milano che non a Roma (37,75 euro rispetto ai 30,00 euro di Roma) come pure l’abbonamento annuale (300 euro contro i 230 euro di Roma) mentre il costo orario è lo stesso (in entrambe 0,80 euro). Il costo orario medio è infatti inferiore per le regioni di centro sud (Sardegna 0,46 euro, Basilicata 0,57, Molise 0,60, Puglia 0,63, Lazio 0,69).
L’aumento dei prezzi non è purtroppo sinonimo di garanzia di miglioramento dell’accessibilità, della qualità e della sicurezza del trasporto pubblico locale. “è per questo motivo che le organizzazioni di tutela degli Utenti dovrebbero confrontarsi con le aziende del settore e le amministrazioni pubbliche – sostiene Trincia – per proteggere i diritti dei consumatori.”