L’agricoltura biologica a tutela della
sostenibilità ambientale e della
sicurezza alimentare
Per l'AIAB due gli obiettivi entro il 2008: coltivazioni biologiche su almeno il 20% della superficie agricola e incremento del 10% dei consumi dei prodotti biologici.
di Viola Conti
L’agricoltura biologica negli ultimi anni si è imposta all’opinione pubblica, in quanto ha rappresentato la strada più sicura per sfuggire ai rischi per la salute, vedi mucca pazza (bse), influenza dei polli (sars), vino al metanolo che hanno imposto dei cambiamenti nelle nostre abitudini alimentari. In altre parole si è sviluppata la necessità di avere sulla tavola prodotti “sicuri”, ancorché buoni e di qualità.In questo quadro è maturata la cultura dell’alimentazione con prodotti biologici che, da settore di nicchia, è divenuta ben presto una nuova fonte di ricchezza e di distinzione di tutto il comparto agricolo. Ne sono chiara dimostrazione le vendite dei cibi biologici che hanno registrato notevoli incrementi, soprattutto negli anni 1997-2001, segno, anche, di un’attenzione e di una preferenza sempre più marcata da parte dei consumatori. Adesso siamo in una fase di stasi e, in taluni casi, anche di crisi, accentuata dalla stagnazione economica del paese. Le conseguenze sono che molte piccole aziende del biologico sono state costrette a chiudere e molte altre boccheggiano, sperando in un imminente vento di ripresa e in azioni rapide da parte del Gover-no e della stessa Comunità Europea.
La riduzione della capacità di acquisto da parte dei consumatori ha portato, purtroppo, ad un calo dei consumi dei prodotti bio, che molti giudicano ancora molto cari rispetto a quelli tradizionali, visti i prezzi più elevati. Rispetto a ciò il sistema bio-agricolo italiano si sta preparando ad affrontare nuove battaglie che implicano nuove regole e nuove strategie di gioco per far fronte sia ai problemi propri del settore, sia a quelli derivanti dalla concorrenza di aziende internazionali sempre più agguerrite. Ben vengano allora gli accordi con la GDO (?) per mantenere ed allargare le fasce di mercato, e le innovazioni tecniche, organizzative e logistiche, fondamentali per la sopravvivenza stessa dell’agricoltura bio.
Dopotutto, il marchio biologico rappresenta una garanzia per il consumatore che associa il termine bio a “genuino”, “tipico”, “buono”, “sano” e “controllato” e che quindi va maggiormente tutelato attraverso l’aumento dei controlli e certificazioni sempre più chiare e trasparenti. L’AIAB, (Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica) che rappresenta gli operatori del comparto, ha promosso lo scorso luglio un documento, insieme ad altri organismi politico-istituzionali ed associazioni ( tra cui Coldiretti, Federconsumatori, Legambiente, WWF, ARCI, BIOS, FLAI-CGIL, Greenpeace e Lipu) , a sostegno del sistema dell’agricoltura biologica volto al raggiungimento di due obiettivi principali: il primo, l’applicazione di tale modello su almeno il 20% della superficie agricola italiana entro il 2008, il secondo, la promozione di iniziative tese ad incrementare del 10% i consumi dei prodotti bio, entro la stessa data. I passi necessari per il raggiungimento di questi obiettivi è necessaria l’applicazione della regionalizzazione dei premi Pac (Politica Agricola Comunitaria), il divieto della coltivazione di OGM in Italia e l’effettuazione di controlli per evitare l’introduzione di sementi contaminate eil riconoscimento del ruolo ambientale e sociale dell’agricoltura biologica, agevolando l’accesso ai finanziamenti che valorizzino appieno le potenzialità del settore.
In questo quadro urge pertanto la realizzazione di un Piano di Azione efficace atto a salvaguardare tutti gli attori della filiera ed ad incentivare le produzioni ed i consumi dei prodotti bio, attraverso un’adeguata informazione. D’altra parte è bene evidenziare che il modello di agricoltura biologica è un modello di sviluppo ecosostenibile capace di salvaguardare il patrimonio rurale tipico delle nostre campagne italiane, nel rispetto dell’ambiente e di chi ci vive. La coltivazione biologica è un modello agricolo in grado di produrre valore aggiunto attraverso la produzione di cibi sani e garantiti ed incentivare l’utilizzo di risorse pulite, con un basso impatto ambientale. Le aziende agricole perciò, per loro natura ed organizzazione, svolgono un ruolo sociale ed ambientale importantissimo che va tutelato. Se si aggiunge anche che le produzioni bio si sono estese anche in altri campi, come quello cosmetico e tessile, passando per il settore tecnico e dei servizi, quali ristorazione, informazione, ospitalità e formazione.
Non ultimo, il biologico ben rappresenta il made in italy emblema di qualità e riconoscibilità. La valorizzazione del tipico italiano dipende anche da questo particolare segmento di mercato, caratterizzato da un’alta redditività e da una maggiore sensibilità dei consumatori per le informazioni presenti in etichetta. Il biologico può essere, dunque, un autorevole marchio del Sistema Italia, che mai come adesso ha bisogno di nuovi stimoli e di nuove risorse economiche e professionali.
BOX
LE REGOLE DELL’UE
Nell’Unione Europea l’agricoltura biologica è regolamentata dal regolamento CEE 2092/91, applicabile tanto alle produzioni vegetali quanto a quelle animali, sia fresche che trasformate, nonché all’apicoltura e ai mangimi.
Il Regolamento prevede delle norme specifiche di produzione. Ad esempio il metodo di produzione biologico si propone di mantenere la fertilità del terreno mediante rovesci e interramento di letame o di altro materiale organico, mentre affida la difesa delle colture a insetti capaci di tenere sotto controllo i parassiti dannosi. Non è previsto l’uso di sostanze chimiche di sintesi, se non nel caso di alcune di origine naturale indicate dallo stesso Regolamento. Nella zootecnica gli animali devono essere nutriti con alimenti biologici, non Ogm, ed essere strettamente collegati alle superfici aziendali tali da consentire loro di vivere all’aperto.
LE INFORMAZIONI OBLIGATORIE NELL’ETICHETTA
Sulla base del controllo di tutto il processo produttivo, è necessario seguire delle indicazioni precise per rendere conformi le etichette che devono riportare nella dicitura ufficiale:
agricoltura biologica - Regime di controllo CE, oppure la dicitura prodotto da agricoltura biologica purché autorizzata dall’Organismo di controllo.
Nell’etichetta inoltre devono comparire i riferimenti al nome dell’Organismo di controllo autorizzato, al codice dell’autorizzazione del Ministero, al codice stato di appartenenza (IT per l’Italia) e al codice composto da lettere e numeri riferiti ad azienda, tipo di prodotto, autorizzazione, stampa delle etichette e all’organismo di controllo. Tutti gli altri elementi sono facoltativi, come ad esempio il logo comunitario o il marchio/logo dell’Organismo di controllo.