16 settembre 2004:
sciopero della spesa contro il carovita
La Federconsumatori scende in piazza per chiedere urgenti
provvedimenti al governo
di Viola Conti
Quello che a detta di molti era considerato il “bel paese” si sta velocemente trasformando in un paese abitato dal malcontento e dalla rassegnazione. Ciò a seguito di una situazione economica preoccupante che crea un certo allarmismo, soprattutto tra le fasce di popolazioni più deboli. Non è una novità per nessuno, infatti, andare al supermercato, al distributore di benzina, alla posta, al ristorante o in farmacia e notare con sgomento che i prezzi sono saliti sempre più in alto rispetto a ciò che ricordavamo. Un semplice raffronto con l’anno passato già è in grado di farci capire che gli aumenti ci sono stati eccome e non è solo colpa del caro-euro. Oramai è una vecchia storia e non ci crede più nessuno. Il diminuito potere di acquisto da parte delle famiglie italiane è dovuto anche e soprattutto a manovre del Governo poco sensibili al vivere quotidiano. Le guerre, la crisi petrolifera, il terrorismo, il calo delle esportazioni del made in Italy nel mondo, l’ingresso di nuovi competitors mondiali come la Cina, l’India, i paesi dell’Est europeo, certo sono tutti fenomeni che hanno influito su di uno scenario internazionale ricco di tensioni e sempre più povero di materie prime. E’ indubbio, però, che anche il nostro Governo ci ha messo del suo, aumentando la pressione fiscale (aumentata dello 0,9% nel 2003) e tagliando risorse destinate agli enti locali, creando disagi seri per l’erogazione dei servizi, indispensabili per la stessa sopravvivenza del welfare. Così facendo, la crisi si è acuita a danno delle famiglie italiane che saranno costrette a sborsare 120 euro in più all’anno (così suddivisi: 37 euro per i servizi bancari; 38 euro per quelli assicurativi; 30 euro per i tagli agli enti locali; 15 euro per l’aumento dei tabacchi), a seguito della manovra fiscale varata dal Governo per risanare il bilancio pubblico. Per tutti questi motivi Federconsumatori, da sempre in prima linea contro gli usi ed abusi del Governo sui cittadini, ha promosso il 16 settembre prossimo, insieme alle altre tre associazioni aderenti all’Intesa Consumatori (Adusbef, Adoc e Codacons), il 4° sciopero della spesa invitando il paese ad astenersi dagli acquisti di qualsiasi genere. Se non ci sarà un cambiamento di rotta nella politica economica italiana, l’Intesa continuerà “a fare muro” continuando a denunciare i casi vergognosi ed impropri di aumento dei prezzi e promovendo iniziative tese ad accelerare interventi di sostegno delle fasce meno abbienti, più a rischio di impoverimento. Anche il ceto medio, ormai è alle prese con il più importante dei problemi: arrivare a fine mese, senza indebitarsi troppo per mantenere uno stile dignitoso. Ne è dimostrazione la difficoltà, per molte famiglie, persino di acquistare i libri ed il corredo scolastico necessario per i figli pronti ad iniziare l’anno scolastico. Secondo i calcoli di IntesaConsumatori, infatti, ogni famiglia spenderà in media 585 euro per mandare i figli a scuola (35 euro in più rispetto al 2003). In particolare, si spenderanno 275 euro per i libri (270 euro nel 2003, con un aumento dell’ 1,85%) e 310 euro per il corredo (zaino, astuccio, quaderni ecc. ben 30 euro in più rispetto al 2003, traducibile in un +10,71%). Non dimentichiamo che gli italiani negli ultimi 12 mesi hanno speso ben 1.612 euro in più per far fronte ai rincari di beni e servizi, in primis quelli bancari, che hanno battuto il record negativo di un +15,8% (con un aggravio di 71 euro, attestandosi così a 521 euro dai 450 euro di un anno prima. Ciò si può evincere dalla tabella qui di seguito che mostra chiaramente come sono aumentati i prezzi, passati da 26.061 euro di luglio 2003 agli attuali 27.673 euro (+6,2%). Le voci di spesa che in un anno hanno subito maggiori “ritocchi” espressi sia in valori di aumento percentuale che in euro, sono quelle sopracitate che riguardano i servizi bancari seguite da quelle inerenti i trasporti (+10,5%) dovute al caro petrolio e all’adeguamento a 1 euro dei biglietti di autobus e metropolitana che hanno portato i prezzi da 4.000 euro a 4.420 euro. E non è andata meglio per chi si è ammalato, in quanto la spesa sanitaria e farmaceutica è rincarata di 139 euro. La voce abitazione (+3,4% per un totale di 6.204 euro all’anno) e quella consumi alimentari (+4,1% per un totale di 5.008 euro all’anno) fanno sì che per “abitare la casa” servano 936 euro al mese. Le famiglie italiane, quindi, spendono in media 418 euro al mese per mangiare, 518 euro per le spese di abitazione, 368 euro per i trasporti, 124 euro per la salute, altrettanti per il tempo libero ed attività ricreative, 160 euro ogni 30 giorni per abbigliamento e calzature, 66 euro per l’assicurazione obbligatoria, 43 euro mensili per i costi di gestione di un conto corrente dall’utilizzo medio-basso che contempla 11 operazioni al mese. A tali voci, che intaccano i redditi per il 50-60%, l’Istat assegna pesi del 25-30%, ossia meno della metà. La tabella qui di seguito riporta le variazioni di prezzo verificatesi, secondo i dati di IntesaConsumatori, da luglio 2003 a luglio 2004.
SPESA ANNUA DELLE FAMIGLIE ITALIANE
LUGLIO 2003-LUGLIO 2004
VOCI DI SPESA COSTI AL VARIAZIONI AUMENTI NUOVA SPESA
31/07/03 PERCENTUALI IN EURO AL 31/07/04
Servizi bancari 450 15,8 71 521
Elettricità 300 4,3 13 313
Gas 700 4,2 30 730
Abbigliamento, scarpe 1.800 7,9 142 1.942
Tempo libero 1.400 3,9 55 1.455
Bevande, tabacchi 700 6,7 47 747
Mobili, servizi per la 2000 7,2 144 2.144
casa
Sanità e salute 1.350 10,4 139 1.489
Abitazione 6.000 3,4 204 6.204
Scuola-istruzione 400 24 6,0 424
Rc auto 750 6,2 46 796
Trasporti 4.000 10,5 420 4.420
Albergi, ristoranti 1.400 5,7 80 1.480
Consumi alimentari 4.811 4,1 197 5.008
TOTALE 26.061 6,2 1.612 27.673