Cultura: luci e ombre della legge per la promozione e il sostegno della lettura. Non si taglino gli sconti sui libri.

11/02/2020


Sono sempre meno gli italiani che leggono libri e quotidiani, soprattutto in alcune aree del Paese. Anche dal punto di vista dei lettori emerge una palese ineguaglianza sociale.

La diffusione della cultura digitale ha introdotto profondi mutamenti all’interno del mercato editoriale, non vogliamo soffermarci sul dibattito incentrato sul valore e sulle implicazioni, anche di carattere psicologico, che sottostanno alle differenti modalità di fruizione dei contenuti editoriali, ma riteniamo che sia nostro preciso compito, in qualità di associazione che tutela i diritti dei cittadini, contrastare l’impoverimento culturale delle persone e del Paese.

In tal senso, la recente legge per la promozione e il sostegno della lettura, voluta dal Ministro Franceschini, se da un lato rappresenta un positivo tentativo di affrontare il tema, denotando una sensibilità verso tale problema, dall’altro si riscontrano alcune criticità relativamente agli strumenti adottati ed alcune scelte compiute, a partire dalle risorse stanziate, che risultano del tutto inadeguate.

In particolare per quanto riguarda la Carta della Cultura, che prevede un bonus per l'acquisto di libri, compresi i testi scolastici, di 100 euro: tale carta verrà consegnata in base a un criterio reddituale che ancora non è stato stabilito, è stato però fissato il finanziamento pubblico di 1 milione di euro. Si tratta, quindi, complessivamente di 10.000 carte (circa una per ogni comune italiano). Appare evidente l’esiguità di tale misura che, proprio per questo, rischia di risultare inefficace.

La seconda misura, che giudichiamo invece intrinsecamente sbagliata, riguarda il taglio agli sconti sui libri di cui i consumatori possono beneficiare nei supermercati, nelle vendite per corrispondenza e nelle piattaforme digitali, che saranno ridotti dal 15% al 5% per i libri non scolastici e dal 20% al 15% per i libri di testo. L'intento della misura dovrebbe essere quello di spostare la clientela verso le librerie tradizionali. Federconsumatori appoggia ogni iniziativa, anche nella legge, che può aiutare il mondo delle tradizionali librerie, ma ritiene che questo metodo sia profondamente iniquo e scarsamente efficace e che, paradossalmente, potrebbe allontanare ulteriormente una fascia di lettori.

Ridurre inoltre gli sconti anche sui libri scolastici è davvero una misura inspiegabile, che colpisce milioni di famiglie, soprattutto quelle con più figli e con redditi medi e medio bassi.

Dallo studio che Federconsumatori effettua ogni anno, emerge che i costi per i libri di testo mettono a dura prova i bilanci delle famiglie: nel 2019 mediamente per i libri + 2 dizionari si spendono 470,55 Euro per ogni ragazzo.

Alla luce di tali considerazioni Federconsumatori chiede di potenziare i fondi per la Carta della cultura e di rivedere la misura sugli sconti. Se si vuole davvero tentare di avvicinare le persone alla lettura si potrebbe attivare la detraibilità fiscale, per lo meno fino a una certa soglia di reddito, delle spese per libri acquistati nelle librerie tradizionali.

Si potrebbe, inoltre, optare per una rimodulazione dell’IVA sull’editoria, attualmente fissata al 4%: oltralpe, ad esempio, è al 2,1%.

È necessario aprire un confronto con tutti i soggetti coinvolti: le istituzioni culturali e scolastiche, gli operatori del mercato, le Associazioni dei Consumatori, per far sì che una legge che si prefigge obiettivi così utili e necessari sia studiata e attuata nel miglior modo possibile.

 



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