SICUREZZA ALIMENTARE: CONTRAFFAZIONE

05/12/2007


La questione della sicurezza alimentare ha assunto un'assoluta rilevanza sia per la salute dei cittadini, sia per l'elevato valore economico e commerciale dell'industria alimentare sull'intera economia del Paese. 

Il successo dei prodotti dell'industria alimentare italiana nel mondo è stato ottenuto grazie anche   all'alto valore aggiunto dell'agricoltura italiana, sia biologica che tradizionale, basato sulla qualità  anzichè sulla quantità , e dell'unanime riconoscimento della qualità  e salubrità  della dieta mediterranea.

Vanno tuttavia ricordate le drammatiche esperienze del recente passato, quali quelle dell'olio di colza, del vino al metanolo, dei polli alla diossina e da ultimo quella ancora più grave della BSE, diffusasi a livello europeo, che hanno determinato per lungo tempo la fuga dei consumatori dall'acquisto dei prodotti incriminati con conseguenze altamente dannose per la salute umana e che si è ripercossa in modo assai pesante sull’economia dei produttori e degli allevatori, nonchè dell'industria alimentare.

Da quel momento hanno assunto un forte rilievo, in Italia ed in Europa, le questioni  della difesa della sicurezza e della qualitè  alimentare, imponendo all'attenzione generale la necessitè  dellâ'adozione dell'etichettatura degli alimenti e della rintracciabilitè  dell'intera filiera agro-alimentare, come elementi di garanzia dell' igiene e della trasparenza.

Questi precedenti, ma anche la forte contrapposizione di opinione tra gli scienziati sulla assenza di rischi per la salute umana, hanno fortemente contribuito al rifiuto da parte dei consumatori italiani ed europei dall'utilizzo degli OGM -Organismi Geneticamente Modificati- nella filiera degli alimenti sia umani che animali. La Comunità  Europea, riconoscendo la gravità  della situazione è intervenuta a difesa dei consumatori europei  enunciando l'ormai noto principio di precauzione.  

 

 

  

Cibo tra imitazione e contraffazione

 

L’industria alimentare, dopo quella metalmeccanica, occupa il secondo posto per fatturato in Italia. Questa ha raggiunto un valore annuo di 103 miliardi di euro, con un export di circa 15 miliardi. Un aspetto che contribuisce alla valorizzazione  delle nostre produzioni alimentari,  anche all’estero, è dato dal forte legame che queste hanno col territorio.

Il 70% circa della produzione agricola nazionale viene assorbito dall’industria di trasformazione,

così da rendere strategica la valenza di quel settore.

Dato il valore strategico della trasformazione alimentare  sia nel mercato interno che in quello estero, assume un aspetto rilevante il tema della contraffazione  che colpisce l’intero sistema industriale del Paese.

I filoni principali della contraffazione dei prodotti alimentari italiani sono due:

a)      la falsificazione illegale delle indicazioni geografiche tutelate (DOP, IGP);

b)      i riferimenti ingannevoli ad aree geografiche, l’utilizzo del nome Italia o di nomi e simboli ad essa riconducibili su prodotti o produzioni provenienti dall’estero.

Il fenomeno di prodotti falsificati, che riportano illegalmente le denominazioni tutelate, ha raggiunto nel 2003 una quota di 1,2 miliardi di dollari con una incidenza pari al 70% dell’export.

Il regolamento comunitario 2081/92 ha inteso tutelare quei prodotti la cui specificità deriva  dall’essere provenienti da un determinato territorio. L’Italia, all’interno degli oltre 600 riconoscimenti formalizzati dalla Comunità vanta attualmente 132 prodotti registrati tra DOP e IGP di cui 38 ortofrutticoli, 30 formaggi, 30 oli d’oliva e 26 salumi. Nei vini l’Italia è seconda soltanto alla Francia. Attualmente somma 338 tra vini DOC e DOCG oltre a 114 IGT. Il fatturato complessivo delle denominazioni tutelate del Paese Italia, compreso il vino, rappresenta il 10% circa del settore agro-alimentare ed una percentuale superiore del 16% dell’export.   

 

  

 

Le stime del fenomeno contraffazione.

 

Si comprende quindi l’importanza della quantificazione del danno economico che produce la contraffazione al “food and drink†italiano.

Valutazioni dell’OCSE fanno ascendere a circa 450 miliardi di dollari l’anno il danno economico globale intersettoriale. In Europa inoltre, nel triennio 1998-2001 la contraffazione risulta accresciuta  del 900%. In Italia esso viene valutato nell’ordine dei 25 miliardi di dollari, che tendono ad espandersi al ritmo del 100/120% annuo.

Nel settore relativo all’industria alimentare italiana, i filoni principali di contraffazione  sono due:

1)      la falsificazione illegale  delle IGT, delle denominazioni protette e dei marchi aziendali;

2)      i riferimenti ingannevoli ad aree geografiche, l’uso di indicazioni col nome Italia  o di nomi e simboli riconducibili al Paese.

Studi recenti hanno evidenziato che il fenomeno dei prodotti falsificati, che riportano illegalmente denominazioni tutelate e marchi italiani, raggiungo la quota di 1,2 miliardi di dollari con una incidenza del 70% dell’export. I prodotti alimentari contraffatti coprono all’incirca il 70% dell’intero import USA dall’Italia. Ad esempio, rispetto all’export dell’industria alimentare italiana  in USA nel 2002 ammontanti a 1859 milioni di euro, si fa stimare in 18 miliardi di euro il danno dovuto alle contraffazioni.

 

 

 

E' possibile inoltre scaricare in versione .pdf i seguenti documenti:

 

  • CIBO ITALIANO, TRA IMITAZIONE E CONTRAFFAZIONE;
  • VIAGGIO NEL "SUPERMERCATO" DEL FALSO MADE IN ITALY ALIMENTARE.

 

 

Allegati
Viaggio nel suermercato del falso made in Italy alimentare.pdf

Cibo italiano, tra imitazione e contraffazione.pdf




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