HIV/AIDS: è utile sapere che…

16/04/2018


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Il virus dell’Hiv (Human Immunodeficiency Virus) attacca e indebolisce le difese immunitarie normalmente presenti nell'organismo, rendendole incapaci di contrastare l'insorgenza di altre infezioni e malattie. L'infezione non ha sintomi specifici ma si manifesta solo attraverso gli effetti sul sistema immunitario: ciò significa che una persona sieropositiva - quindi contagiata dal virus - può accorgersi del contagio anche ad anni di distanza, nel momento in cui si manifesti un’altra malattia. E’ importante tenere presente che, contrariamente a quanto si possa pensare, Hiv e Aids (Sindrome da immunodeficienza acquisita) non sono la stessa cosa: il primo attacca e distrugge i linfociti CD4 (cioè i globuli bianchi responsabili della risposta immunitaria dell’organismo) e indebolisce il sistema immunitario, mentre il secondo rappresenta lo stadio clinico avanzato dell'infezione da Hiv. In una condizione di sieropositività, quindi, si riscontra la presenza di anticorpi anti-Hiv ma non la comparsa di altre infezioni, mentre la vera e propria Sindrome da Immunodeficienza Acquisita si manifesta quando le difese immunitarie sono talmente indebolite dal virus da non proteggere l'organismo da microrganismi altrimenti innocui.

Dall'Aids non si guarisce e non è stato ancora messo a punto un vaccino contro questa patologia, che tuttavia può essere prevenuta e curata. Le cifre relative alle diagnosi di Hiv restano alte e sono ancora in molti a non essere coscienti dei reali rischi e ai fini della prevenzione è molto importante diffondere il più possibile alcune fondamentali informazioni sulle modalità di trasmissione del virus, soprattutto tra i ragazzi, per promuovere comportamenti di autoprotezione.

A tale proposito la Sezione per la lotta contro l'Aids e la Sezione del volontariato per la lotta contro l'Aids del Comitato Tecnico Sanitario del Ministero della Salute hanno pubblicato alcune indicazioni sull’Hiv e sulla prevenzione dell’infezione.

 

  1. L’Hiv si può trasmettere quando il virus contenuto nel sangue, nello sperma o nelle secrezioni vaginali o nel latte materno di una persona riesce ad entrare nel corpo di un altro individuo, attraverso ferite della pelle o lesioni anche non visibili delle mucose. L’Hiv si trasmette per via sessuale (rapporti sessuali non protetti dal profilattico), ematica (scambio di siringhe, condivisione di strumenti per l'uso di sostanze psicoattive, trasfusioni di sangue contaminato) e verticale (da madre a figlio durante la gravidanza, al momento del parto o attraverso l’allattamento al seno).
  2. L'Hiv non si trasmette attraverso la saliva, le lacrime, il sudore, le urine, le punture di zanzare, né condividendo le stesse stoviglie, frequentando le stesse piscine o altri luoghi di convivenza, né attraverso baci e carezze.
  3. La possibilità di trasmettere l’Hiv dipende in parte dal tipo di comportamento messo in atto e, soprattutto, dalla quantità di virus presente nel sangue o nelle secrezioni della persona affetta dalla malattia. Le probabilità di contagio sono particolarmente elevate nelle prime settimane dopo l’infezione, mentre sono minime nel caso in cui la persona sieropositiva segua una terapia che mantenga la “carica virale” (cioè la quantità di virus presente nell’organismo) a livelli non misurabili da almeno 6 mesi.
  4. Sono considerati a rischio i rapporti sessuali in cui non venga usato il preservativo maschile (condom) o femminile (femidom) in modo corretto, ovvero sin dall’inizio del rapporto.
  5. Il test specifico per l'Hiv è l'unico modo per individuare l'infezione. Ne esistono vari tipi, che restituiscono risposte certe in tempi diversi dall’ultimo comportamento a rischio: i test combinati, che ricercano sia gli anticorpi anti-Hiv prodotti dall’individuo, sia parti di virus, possono rilevare l’infezione dopo 20 giorni (periodo finestra è di 42 giorni dall’ultimo comportamento a rischio), mentre i test che ricercano solo gli anticorpi anti-Hiv possono riscontrarla dopo 3-4 settimane (periodo finestra è di 90 giorni). In entrambi i casi il test si effettua con un prelievo di sangue e mediamente i risultati, che non hanno bisogno di ulteriori conferme, si ottengono in una settimana. I test rapidi sulla saliva o su una goccia di sangue punta dal dito (ad esempio l’autotest) forniscono una risposta dopo 20 o 30 minuti: si tratta tuttavia di esami di primo screening, quindi in caso di risultati dubbi o positivi è necessaria una conferma con prelievo venoso.Nessun test, comunque, può mettere in evidenza il virus immediatamente dopo l’avvenuta infezione.
  6. E’ possibile effettuare il test con prelievo di sangue in tutte le strutture pubbliche, ospedaliere e territoriali o nei laboratori accreditati anche in forma anonima e gratuita, poiché la “tutela della riservatezza della persona assistita” è prevista dalla legge 135/90 (art. 5 comma 1). I test rapidi, invece, sono disponibili anche in strutture diverse da quelle sanitarie (ad esempio sedi di associazioni) e di solito vengono somministrati in forma gratuita. L’autotest rapido è acquistabile nelle farmacie.
  7. E' opportuno effettuare il test se si sono avuti rapporti sessuali non protetti dal condom con partner di cui non si conosce la stato sierologico, in caso di violenza sessuale con penetrazione, in presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili, in caso di utilizzo di siringhe o strumenti per l'uso di sostanze psicoattive già utilizzati da altri e, se l’esame non è mai stato eseguito in precedenza, prima di una gravidanza.
  8. La convivenza con soggetti affetti da Hiv non presenta alcun pericolo ed è possibile condurre una relazione di coppia senza correre rischi (naturalmente utilizzando sempre il preservativo nei rapporti sessuali).
  9. In alcune circostanze (ad esempio rottura del preservativo durante il rapporto, infortunio accidentale con un oggetto contaminato, condivisione di siringa o altri strumenti per il consumo di sostanze, stupro o violenza sessuale) si può verificare un’esposizione involontaria al rischio di contagio. In questi casi è opportuno rivolgersi il più presto possibile – e comunque entro 48 ore – ad un Pronto Soccorso o al reparto infettivologia di una struttura sanitaria, dove un medico prescriverà un primo test e un trattamento preventivo per ridurre il rischio di infezione.

 





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