La lavorazione del pane viene riportata in etichetta

11/05/2018


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Il pane è uno dei pilastri della nostra alimentazione quotidiana. Nel corso degli anni sono cambiate sia le quantità medie consumate, che si sono ridotte in misura considerevole, sia le modalità e i luoghi di acquisto: sempre più spesso, per comodità, si preferisce comprare il prodotto non dal fornaio ma al supermercato, dove il pane fresco è disponibile tutti i giorni ad ogni ora.

A volte l’offerta dei punti vendita della Grande Distribuzione è talmente vasta da disorientare il consumatore: al di là delle preferenze personali per una particolare varietà (di grano duro, di grano tenero, integrale, a lievitazione naturale, ai semi, ai cereali ecc.) è importante tenere presente che il pane commercializzato al supermercato può essere distinto in alcune principali tipologie. Se in alcuni casi il prodotto viene interamente realizzato in un laboratorio situato all’interno del negozio, altri punti vendita offrono pane ottenuto da un semilavorato, che in un primo momento viene parzialmente cotto e surgelato, per poi terminare la cottura nel forno del supermercato. Un’altra possibilità è infine la vendita di pane preparato in un forno esterno e poi rivenduto dalla Grande Distribuzione.

La normativa vigente impone di indicare in etichetta a quale di queste tre tipologie appartenga il prodotto e di mettere a conoscenza i clienti dell’elenco degli ingredienti, che può essere riportato in etichetta - come quasi sempre avviene nel caso del pane confezionato o preincartato - oppure riportato nel libro degli ingredienti (spesso posizionato nei pressi dello scaffale o del banco panetteria).

Al momento dell’acquisto è opportuno prestare attenzione alla composizione del prodotto: leggendo accuratamente l’etichetta è possibile verificare l’eventuale presenza di additivi, frequente nei prodotti industriali e nei semilavorati. Tali sostanze, spesso indicate anche con il termine “miglioratori”, vengono utilizzate per facilitare il processo di lievitazione e conferiscono al prodotto finito peculiarità diverse rispetto a quelle che caratterizzano il pane a lenta lievitazione: quest’ultimo risulta più friabile, più croccante e, se correttamente conservato, dimostra una maggiore durata nei giorni successivi all’acquisto.





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