Legambiente denuncia: oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari.

20/08/2018


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Come ogni estate sono molti i cittadini che si lamentano della scarsa disponibilità di spiagge libere sui lidi italiani.

Legambiente, con una recente ricerca, ha fatto luce sulla questione, tirando le somme di un fenomeno che ha dell’incredibile: “in Italia sono 52.619 le concessioni demaniali marittime ed in continuo aumento. 19,2 milioni di metri quadri di lidi sottratti alla libera fruizione, mentre le poche spiagge libere si trovano spesso vicino a foci di fiumi o su tratti di costa dove la balneazione è vietata” – riporta l’associazione nel dossier "Le spiagge sono di tutti!” per denunciare il fenomeno della privatizzazione delle coste italiane.

Se si considera un dato medio (sottostimato) di 100 metri lineari per ognuna delle 27mila concessioni esistenti, si può stimare che oltre il 60% delle coste sabbiose in Italia è occupato da stabilimenti balneari. In alcuni Comuni si arriva al 90% di spiagge occupate da concessioni balneari. Ad esempio in Emilia-Romagna solo il 23% della costa presenta spiagge libere, ed in Liguria il 14%, ma i dati sono molto differenti tra le Regioni e nessun Ministero si occupa di monitorare quanto sta avvenendo.
 

In particolare il dossier sottolinea il rilascio di concessioni senza controlli, a canoni bassissimi, a fronte di guadagni enormi per gli stabilimenti e di un misero introito per lo Stato: nel 2016 ha incassato poco più di 103 milioni di euro, mentre il giro di affari dei gestori degli stabilimenti stimato da Nomisma ammonta a circa 15 miliardi di euro annui. Si tratta di 6.106 euro a chilometro quadrato contro una media di entrate per le casse pubbliche di circa 4 mila euro all’anno a stabilimento.

Per questo Legambiente chiede una legge quadro nazionale per tutelare gli arenili italiani e i diritti di tutti i cittadini ad avere lidi liberi, gratuiti e accessibili. Per l’associazione ambientalista tale provvedimento dovrebbe prevedere quattro punti chiave:

  1. almeno il 60% delle spiagge deve essere lasciato alla libera fruizione;
  2. occorre premiare la qualità nelle assegnazioni in concessione;
  3. definire canoni adeguati e risorse da utilizzare per la riqualificazione ambientale;
  4. garantire controlli e legalità lungo la costa.
     

Anche la durata delle concessioni (fortemente criticata, da anni, dalla Federconsumatori) finisce nel mirino di Legambiente: nel 2009 l’UE ha avviato una procedura di infrazione nei confronti dell’Italia, chiedendo la messa a gara delle concessioni visto che la Direttiva Bolkestein del 2006 prevede la possibilità, anche per operatori di altri Paesi dell’Ue, di partecipare ai bandi pubblici per l’assegnazione. L’Italia, ignorando i moniti UE, ha disposto la proroga automatica delle concessioni fino al 31 dicembre 2020, ma la Corte di Giustizia UE l’ha bocciata con una sentenza del luglio del 2016.  A quando una seria ed equa regolamentazione del settore?
 





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