In Comunicati, Telecomunicazioni

Già dallo scorso anno Federconsumatori ha espresso molteplici preoccupazioni in merito ai cambiamenti ed alle modifiche unilaterali delle tariffe messe in atto da parte di Tim/Telecom nell'ambito della propria trasformazione aziendale.

Le nostre perplessità derivano dalla più che fondata possibilità che tutti i cambiamenti messi in atto si trasformino in costi maggiori a carico degli utenti. Teniamo infatti presente che:

 

  • il pagamento mensile della bolletta porta sia un raddoppio dei costi per il pagamento del bollettino di c/c postale che un beneficio finanziario per l'azienda;
  • il cambio del piano tariffario finalizzato alla soppressione del canone per chi ha solo la linea telefonica provoca un aumento dei costi, soprattutto per coloro i quali (si pensi in particolare agli anziani) vedono nella linea fissa una sicurezza, anche senza farne frequente utilizzo;
  • i contributi di attivazione (da 39€ fino a 90€) applicati ai clienti che non scelgono la domiciliazione bancaria denotano ancora una volta una scarsa attenzione verso chi ha meno familiarità con queste metodologie e preferisce il pagamento diretto;

 

A tutto questo si aggiunge un costo a carico dell’utente di 2 € in più al mese per ricevere la fattura cartacea e non tramite posta elettronica. E’ vero che una minore produzione di fatture cartacee può essere un importante tema di attenzione e sensibilità ambientale, tuttavia riteniamo che l’azienda non abbia scelto la via giusta per promuovere l'utilizzo della posta elettronica. La scelta di penalizzare economicamente chi sceglie di ricevere la fattura in forma cartacea si traduce infatti in maggiori oneri per una vasta parte della popolazione italiana. Sarebbe invece molto più coerente e corretto proporre una riduzione dei costi a chi riceve la fattura via mail.

Si tratta di un’operazione che con ogni evidenza è orientata al mercato e alla clientela non solo tecnologicamente più avanzata ma anche economicamente più remunerativa. Tuttavia così l’azienda tiene sempre meno conto delle necessità della fornitura di un servizio universale con una spesa accessibile a tutti: proprio per questo Federconsumatori continuerà a contrastare impostazioni come del genere, palesemente inique.

Ai cittadini segnaliamo che in caso di variazioni unilaterali ci sono 30 giorni di tempo (dal momento in cui il gestore comunica le modifiche all’utente) per recedere dal contratto e passare ad altro gestore. 

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